L’Italia, un Paese a misura di automobile

Se davvero si vuole parlare di “transizione ecologica”, è indispensabile impegnarsi per la riduzione del numero di veicoli circolanti 

Il nostro Paese, dopo il piccolo Lussemburgo, è quello dove si registra – ormai da un decennio – la maggiore densità di autoveicoli per 1.000 abitanti. Nel 2019 erano 663, dato in costante crescita da diversi anni.

Ci sono città dove addirittura le auto circolanti sono più di 800 ogni mille abitanti. In un Paese in cui la maggior parte delle aree urbane italiane ha origine nel Medioevo, con centri storici caratterizzati da strade strette e tortuose. In ogni caso, occorre sempre partire dalla consapevolezza che gli spazi per la mobilità e per la sosta sono “finiti”, limitati, quindi è indispensabile pianificarli, regolarli, gestirli. Questo significa abbandonare definitivamente l’idea che le città debbano essere a misura d’auto, come è accaduto per decenni nel secolo scorso.

Dagli anni sessanta del secolo scorso, l’auto è diventata il centro della nostra vita quotidiana – il modello culturale prevalente, sia quando era in movimento che per la sosta. Una immagine satellitare di quegli anni ci mostrerebbe una distesa di auto ferme o in movimento che occupavano tutti gli spazi disponibili. L’idea “forte” di quegli anni era che i mezzi di trasporto a motore su gomma incarnavano la “libertà” di muoversi senza vincoli permettendoci di raggiungere qualsiasi mèta. Solo molto tempo dopo si è iniziato a capire che quella scelta probabilmente era sbagliata, quando le nostre città erano soffocate dall’inquinamento.

Quindi, se davvero si vuole parlare di “transizione ecologica”, una politica sicuramente su cui è indispensabile impegnarsi è quella della riduzione del numero di veicoli a motore circolanti, puntando sulla mobilità dolce, sul trasporto pubblico – ed in particolare quello non inquinante (su ferro ed elettrico) – e sulla trasformazione urbanistica delle nostre città, sull’esempio della “città dei 15 minuti“.

Un altro aspetto su cui è indispensabile operare, poi, è quello della tipologia di motorizzazione dei veicoli. Eurostat ha pubblicato i dati sui veicoli immatricolati nel 2019. Nei 27 Paesi dell’Unione Europea sono stati quasi 15 milioni, di cui quasi due milioni in Italia (33 ogni mille abitanti).

Per quanto riguarda il tipo di motorizzazione, in Italia, circa la metà erano a benzina, poco più del 40% diesel e meno del 10% a trazione alternativa. Di quelli a trazione tradizionale (benzina e diesel) circa il 5% era costituito da veicoli ibridi (benzina ed elettrico, diesel ed elettrico).

Riguardo ai veicoli a trazione alternativa, in Italia la parte del leone (quasi i tre quarti è costituita da veicoli gol ed il venti per cento a metano. Solamente il 6% delle auto a trazione alternativa immatricolate nel 2019 in Italia erano elettriche, rispetto al 26% a livello europeo.

Se poi rapportiamo questi numeri sul totale dei veicoli di nuova immatricolazione vediamo che si tratta rispettivamente dell’0,5% e dell’1,7%. Anche su questo versate c’è davvero molto da fare se si vuole compiere una svolta vera in termini di mobilità sostenibile.

un articolo di Marco Talluri, https://ambientenonsolo.com



Categorie:Le notizie

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