Fonti fossili e difesa del pianeta: Il governo non mantiene le promesse! Le istituzioni locali fanno meglio? Due casi limite: la discarica di anidride carbonica sotto il mare e la rinuncia al ripristino della ferrovia tra Ravenna e Bologna (via Massalombarda)

Un tratto della Ferrovia “dimenticata”.

Il Governo Nazionale non mantiene la promessa di ridurre i sussidi alle fonti fossili che ammontano ad oltre 30 mililiardi l’anno. Ma cosa fanno le amministrazioni regionali e locali?. Non sembrano da meno! Due esempi? Il primo è di questi giorni, che vedono il rilancio del progetto che punta a spendere soldi pubblici per un maxi deposito di anidride carbonica sotto il Mare Adriatico, al largo di Ravenna. Il dubbio che non può essere cancellato è che questa operazione, invece di ridurre l’inquinamento tolga le castaghe dal fuoco a chi è alle prese con l’obbligo di dismettere a proprio carico le strutture di estrazione del gas metano, ormai esaurite. Lo strumento? Realizzare una vera e propria maxidiscarica di rifiuti gassosi sotto il mare spacciando l’operazione come un contributo alla tutela della natura. Il bello – si fa per dire – è il veto delle stesse amministrazioni alle pale eoliche a venti km dalla spiaggia (“perchè deturpano il paesaggio”).
Il secondo riguarda l’atteggiamento sulle opere strutturali. La conversione ecologica viene proclamata ma assistiamo alla riproposizione di tutte le opere infrastrutturali riferite alla facilitazione del traffico su gomma responsabile dell’inquinamento dell’aria, con conseguenze gravi sulla salute delle persone. Nonostante gli annunci presenti nelle varie versioni del Piano dei trasporti, invece di un potenziamento e ammodernamento della rete ferroviaria regionale, non si vedono novità conseguenti. Una fra tutte è il tentativo di seppellire una volta per tutte il progetto di ripristinando del sistema ferroviario fra Ravenna e Bologna, via Lugo, Massalombarda, Medicina, Budrio, Castenaso. Le proposte che sembrano profilarsi non sono indirizzate a togliere dall’isolamento aree territoriali, come quelle intorno a Molinella e Medicina, condannate al traffico su strada, più inquinante e già intasato, specie nel tratto finale verso Bologna. Tutt’altro. Si punta a mantenere il servizio pubblico con il traffico stradale con i tempi di percorrenza che conosciamo oppure a convogliare il traffico verso Castel San Pietro (con una navetta su strada e un trasbordo sulla ferrovia Rimini Bologna. Il colmo è che le due province di Ravenna e Bologna, hanno in mano, da anni, studi – da loro commissionati – che dimostrano la convenienza del ripristino della linea dismessa negli anni ’60 e non trovano di meglio che proporre strumentalmente una ciclovia, quando per altri itinerari (vedi la Mordano/Imola/Castel del Rio) si scelgono itinerari ben più idonei. Per un itinerario ciclabile fra Ravenna e Bologna appare molto più utile,salubre e idoneo orientarsi verso un uso della rete della centuriazione romana. É qui che la proposta sembra proprio pensata per tentare di mettere una pietra tombale sul progetto di ripristino ferroviario fra Massalombarda e Castenaso e quindi proseguire con il decadimento del servizio ferroviario e la dismissione dei cosiddetti “rami secchi”.

Vedi anche: C’era una volta il treno diretto Lavezzola, Conselice, Massalombarda, S. Agata, Lugo, Cotignola, Faenza Firenze



Categorie:Le notizie

2 replies

  1. …ma esiste una cooperativa che lavori nel settore ferroviario? Lavorano proprio tutte su strade?

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