La desertificazione corre lungo i territori adriatici dell’Emilia Romagna

“Flash mob” presso la Cassa di espansione sul Fiume Senio per sollecitare il completamento di un’opera che attende da circa 30 anni. La realizzazione di questa opera è davvero “prioritaria” perchè consentirebbe di mettere in sicurezza un vasto territorio dalle alluvioni e garantire acqua per gli usi civili e le coltivazioni della Bassa Romagna. Quando si passerà dalle promesse alla realizzazione di opere come questa?

«I dati forniti dall’ANBI confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica del Paese. Bisogna averne coscienza». La desertificazione avanza in Italia, e non solo al sud: i territori adriatici dell’Emilia Romagna si stanno progressivamente inaridendo, come documenta l’associazione nazionale dei Consorzi di bonifica attraverso l’ultimo bollettino dell’Osservatorio Anbi sulle risorse idriche.

Questo è ciò che emerge analizzando l’andamento pluviometrico sulla regione: dal 1° Ottobre 2019 al 26 Luglio 2020, sui bacini occidentali tra i fiumi Parma e Trebbia, sono caduti 1.301 millimetri di pioggia, in crescita rispetto agli anni scorsi; sulla macroarea  sudadriatica, dal fiume Reno fino al confine con le Marche, sono invece piovuti solo 463 millimetri, quantità inferiore agli anni scorsi, ma soprattutto analoga (mm.456) al siccitosissimo 2017, l’anno in cui ha piovuto meno in Italia nell’arco di oltre due secoli.

«Questi dati confermano quanto previsto dagli enti di ricerca sul rischio desertificazione per la dorsale adriatica del Paese. Bisogna averne coscienza, ora che il Paese sarà chiamato a ridisegnare il proprio modello di sviluppo verso un’economia più green», commenta il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi.

Coscienza che però finora sembra mancare all’interno del dibattito sia pubblico sia politico. Il 20% del territorio italiano è infatti già oggi soggetto a rischio desertificazione (con punte che raggiungono il 70% in Sicilia), ma appena il 10% degli italiani si dichiara preoccupato dal fenomeno. Al contempo per far fronte ai cambiamenti climatici in corso l’Anbi ha recentemente presentato un Piano nazionale per la manutenzione straordinaria e l’infrastrutturazione di opere per la difesa idrogeologica e la raccolta delle acque, anche perché la pubblicazione del vero e proprio Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici spetta al Governo, che lo tiene però chiuso in un cassetto sotto forma di bozza ormai da tre anni.



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