Volano le bioplastiche (evviva), ma non tutto ciò che è bio è sostenibile.

Fatturato in crescita di quasi il 9 per cento per un volume d’affari pari a 745 milioni di euro. Raddoppiati (+120%) i volumi per gli articoli monouso, ma la filiera di recupero di questi prodotti, una volta divenuti rifiuti, presenta ancora molte lacune. Almeno nel 2019, mentre per il 2020 l’effetto Covid si vedrà solo più avanti. Numeri importanti e in costante “più”. In particolare su fatturato (+8,8% sul 2018 pari a 745 mln € complessivi); produzione (+14,1%, 101 mila tonnellate in tutto); addetti dedicati (+ 3,5%, totale 2.645); e aziende (+ 9,1%, 275 in tutto). Esulta Marco Versari, presidente di Assobioplastiche che così commenta questi dati pubblicati oggi nel 6° rapporto annuale di Assobioplastiche, quest’anno realizzato nell’ambito del progetto europeo Bioplastics Europe H2020: “Possiamo affermare senza alcun dubbio che la filiera dei biopolimeri compostabili ha tutte le carte in regola per contribuire al rilancio dell’economia italiana dopo la pandemia: è integrata a monte e a valle in una logica di interconnessioni sistemiche, fa dell’innovazione la sua cifra distintiva e guarda al dividendo non solo economico ma anche sociale e ambientale. Con la declinazione del Green New Deal e il completamento dei quadri regolamentari relativi alla raccolta del rifiuto organico e alle soluzioni monouso siamo fiduciosi che la nostra industria potrà fare la sua parte per la crescita del Paese”.

Ma non tutto è sostenibile quello che è bio, e lo si può intuire soprattutto da un dato pubblicato nel report: “più che raddoppiati i volumi per gli articoli monouso, in aumento del +120%”.

“La forte attenzione per la sostenibilità ambientale – è la lettura di Assobioplastiche – ha spinto la domanda di soluzioni per il foodservice riciclabili con la frazione organica dei rifiuti come alternativa a quelle usa e getta in plastica tradizionale. Si tratta di una domanda sostitutiva e non incrementale – aggiunge – tanto che, secondo le prime stime dell’Osservatorio di Assobioplastiche, nel 2019 il mercato delle stoviglie monouso avrebbe registrato una decrescita complessiva intorno al 10%, pur in assenza di normative specifiche”.

Quello che non si dice è che sono pur sempre articoli monouso e la filiera di recupero di questi prodotti, una volta divenuti rifiuti, presenta ancora molte lacune. Certo, la recentissima nascita del  consorzio Biorepack si spera possa migliorare la situazione, ma ci vorrà del tempo e il monouso di qualunque prodotto – tranne in caso di assoluta necessità – è sempre da cercare di evitare. La stessa direttiva europea contro la plastica monouso (SUP) potrebbe addirittura includere le plastiche monouso biodegradabili, e tutto dipenderà da come verrà recepita (e conseguentemente verificata dall’Ue).

Le bioplastiche rappresentano un’importante innovazione tecnologica – e una filiera industriale che vede l’Italia tra i leader a livello globale – che permette di sostituire, in alcuni casi, plastica da fonti fossili con plastica da fonti rinnovabili, ma non sono una soluzione all’inquinamento marino, come del resto affermano le stesse aziende di settore (nel migliore dei casi gettare in acqua bioplastica è come buttare della carta, ma l’impatto non è mai zero), e a allo stato dell’arte non solo non si “sciolgono in breve tempo in mare” ma neanche in molti impianti industriali per la gestione dei rifiuti organici dove vengono conferiti passando dalla raccolta differenziata (con la speranza che il nuovo consorzio Biorepack possa appunto aiutare a migliorare la situazione).

Scavando ancora sui numeri emerge che il fatturato sviluppato dalla filiera è notevolmente cresciuto nel corso degli ultimi anni, passando da poco meno di 370 milioni di € del 2012 ai 745 milioni di € nel 2019, con una crescita media annua superiore al 10%. Nel complesso il comparto ha aumentato il proprio valore di oltre l’85% rispetto ai primi anni di attività, nonostante la progressiva decrescita dei prezzi di vendita. Le ragioni di tale decrescita sono da individuare tanto nello sviluppo delle economie di scala del comparto che alla crescente competizione a tutti i livelli della filiera.

I volumi complessivi dei manufatti prodotti dall’industria hanno superato per la prima volta le 100.000 tonnellate. Secondo lo studio Plastic Consult, nel 2019 l’aumento dei volumi è risultato superiore al +14% rispetto all’anno precedente e il tasso di crescita media annua nell’arco di temporale 2011-2019 è prossimo al 12%. Tutti i principali settori applicativi hanno messo a segno numeri positivi: dagli ultraleggeri agli articoli monouso, dagli shopper ai sacchetti dell’umido, dal film agricolo agli altri film per imballaggio alle capsule del caffè e alle numerose applicazioni in via di sviluppo. In particolare: gli shopper hanno superato le 56.000 tonnellate (+4,2% sul 2018) nonostante la permanenza sul mercato di sacchetti illegali; le restanti applicazioni in film hanno proseguito il trend di crescita, mettendo a segno un +18%. Positivo anche il comparto dei sacchetti per l’umido (+4,5% circa), grazie al potenziamento delle esportazioni e all’ulteriore incremento della raccolta differenziata dell’umido a livello europeo.

Fonte: Greenreport



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