L’inquinamento atmosferico incrementa la mortalità di Covid-19: la conferma dall’Università di Harvard (USA)

«L’aumento di solo 1 μg/m3 di PM2.5 è associato ad un aumento del 15% nel tasso di mortalità da Covid-19» un articolo di Luca Aterini su “greenreport”.

Anche solo un piccolo aumento nell’esposizione a lungo termine all’inquinamento da PM2.5 porta a un grande aumento del tasso di mortalità da Covid-19, la malattia dovuta al contagio da coronavirus Sars-Cov-2: se lo studio pubblicato da tre ricercatori italiani ha messo in relazione la letalità della malattia con l’esposizione all’inquinamento atmosferico presente nel nord del nostro Paese, stavolta la conferma arriva – ancora una volta grazie a una ricerca a guida italiana. I risultati in una ricerca guidata dall’italiana Francesca Dominici– anche per quanto riguarda gli Stati Uniti.

Lo studio Exposure to air pollution and COVID-19 mortality in the United States è stato condotto da un team internazionale in forze all’Università di Harvard e vede come autore senior Francesca Dominici, in qualità di co-direttrice di Harvard Data Science. I ricercatori hanno preso in esame dati raccolti in circa 3mila contee degli Usa coprendo il 98% della popolazione statunitense, dai quali emerge che «l’aumento di solo 1 μg/m3 di PM2.5 è associato ad un aumento del 15% nel tasso di mortalità da Covid-19». Si tratta di un incremento 20 volte più significativo rispetto a quello riscontrato in un precedente studio dagli stessi ricercatori, relativo all’aumento di mortalità per tutte le cause a seguito dell’esposizione a lungo termine di inquinamento da PM2,5.

Le polveri di dimensione inferiore a 2.5 µm – ovvero il PM2.5 – sono una delle principali fonti di inquinamento atmosferico presenti anche in Italia (in immagine i dati più aggiornati forniti dall’Agenzia europea dell’ambiente), dove si registra il secondo più alto numero di morti premature per questa fonte in tutta Europa: 58.600 solo nel 2016. Le principali fonti d’inquinamento da PM2.5, almeno in Italia, sono gli impianti di riscaldamento nel settore civile (commerciale, istituzionale e residenziale), seguiti da fattori come i trasporti e gli allevamenti intensivi.

«I risultati di questo documento suggeriscono che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico aumenta la vulnerabilità al verificarsi degli esiti più gravi di Covid-19 (come il ricovero in ospedale e la morte in terapia intensiva, ndr). Questi risultati si allineano alla relazione nota tra l’esposizione al PM2.5 e molte delle comorbidità cardiovascolari e respiratorie che aumentano notevolmente il rischio di morte nei pazienti Covid-19. Sono anche coerenti con i risultati secondo cui l’esposizione all’inquinamento atmosferico ha aumentato notevolmente il rischio di morte durante l’epidemia di sindrome respiratoria acuta grave (Sars) nel 2003, causata da un altro tipo di coronavirus. Questo studio – concludono i ricercatori – fornisce un motivo per estese indagini di follow-up man mano che saranno disponibili dati Covid-19 sempre più e di qualità più elevata».



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