Perchè il “coronavirus” ha scelto la Val Padana per colpire più duramente che altrove? C’entra o non c’entra anche l’inquinamento dell’aria? E se ci entra, che fare ???

Abbiamo ricevuto uno scritto di Luciano Forlani, un ricercatore già noto per aver collaborato con le associazioni ambientaliste in occasione di numerose iniziative, svoltesi  negli ultimi decenni, per la mappatura dell’inquinamento dell’aria. Forlani interviene in merito alla “eventuale” relazione fra diffusione del coronavirus, con il quale siamo alle prese, e la situazione ambientale, con particolare riferimento alla presenza delle polveri sottili.

Sono rimasto stupito – questa è la lettera – dalla reazione che ha suscitato il semplice incrocio di dati sperimentali che porta ad una puntualizzazione di quanto, nei decenni nei quali mi sono occupato di smog cittadino, viene ritenuto accettabile e cioè che le polveri, soprattutto carboniose, siano veicolo di inquinanti e agenti patogeni. Mi riferisco all’indagine Sima, Unibo e Uniba,

In linea di principio, quando si indaga su un campo poco conosciuto, come è questa interazione tra polveri e patogeni, non è buona pratica scientifica negare le possibilità che ci siano soluzioni non completamente comprovate. Va anche sottolineato che la discussione è stimolo per approfondire il problema considerato, e quando è discussione serena e non preconcetta è più costruttiva.

Pasteur ha insegnato qualche cosa? Nel caso particolare che stiamo vivendo abbiamo le condizioni per interpretare dati di fatto che hanno una forte differenza con la normalità. Quando si osserva che in una vasta zona della valle del Po ci sono decessi che superano di un ordine di grandezza quello che è avvenuto nel passato, mentre in altre zone l’aumento è più contenuto, mi sembra logico e interessante cercare una razionalizzazione perché siamo fuori dai tanti errori sperimentali e di metodo e le variazioni rilevanti sono un dato di fatto importante dal quale partire. Da notare che il numero dei decessi è, purtroppo, un dato di fatto, mentre altri dati come la positività o l’essere asintomatici sono soggetti a valutazioni ed estrapolazioni. Sono osservazioni più dubbie.

Ho sempre sentito affermare da pneumologi operanti nel nostro territorio, che l’inquinamento, in particolare da polveri, produce pesanti disagi respiratori: quindi uno stato patologico sul quale si va ad inserire la presenza di altri patogeni, anche se non direttamente veicolati dalle polveri fini.

Comunque esiste una letteratura, abbastanza estesa, che tratta questo problema che non è nato oggi. Ci sono anche esempi di estrazione di microorganismi dalle polveri. Questo, comunque è un aspetto che merita approfondimenti

Sul problema dello smog a Bologna e nella pianura del Po nessuno ha mai voluto prendere in considerazione seria la valutazione che gli abitanti della pianura del Po e delle zone limitrofe abbiano una aspettativa di vita inferiore di tre quattro anni rispetto ad altre zone: di questo è responsabile una classe dirigente che non ha voluto trasferire, per esempio, il trasporto di merci dalla gomma al ferro.

Anche il treno consuma energia che però deve essere prodotta altrove, per ora con fonti fossili, ma che potranno essere sempre più affiancate da fonti alternative e non a termine e che si riconducono (a parte le fonti nucleari) a quello che il sole ci manda almeno per qualche milionata di anni.

Inoltre i prodotti nefasti delle combustioni sono più facili da abbattere in una emissione in un impianto localizzato fermo che in un sistema in movimento.

Quindi l’associare polveri e decessi investe una problematica sulla nostra salute che va molto al di là dell’emergenza del virus attuale.

In una mia recente indagine, tento una valutazione sulla provenienza delle polveri fini distinguendo tra emissioni da traffico da quelle di altre attività, non legata alle specifiche fornite dalle case costruttrici dei Diesel, ma ai dati empirici/sperimentali raccolti sulle strade di Bologna. Nell’arco di un anno, risulta che l’80% delle polveri che respiriamo derivano dal traffico veicolare. Queste polveri sono principalmente carboniose. Anche questa è solo una indicazione, ma che suggerisce pesantemente che cosa si dovrebbe fare.

Abbiamo una città attraversata da arterie perennemente intasate da grossi Diesel: da anni cincischiamo sul da fare. Allargare o non allargare? Virus o non virus, la bonificazione del sistema tangenziale/autostrade deve essere risolta e alla svelta, anche con soluzioni apparentemente costose: interramento della sede stradale, costruzione di un carter, tutto con vera raccolta e abbattimento degli scarichi, più il trasporto su ferro. Risparmieremmo sulla spesa sanitaria di tante patologie. È su questo substrato di aria marcia che si inseriscono le emergenze che stiamo vivendo.

Aggiungo che la comunicazione ai cittadini di una scienza che risolve tutto e che non sbaglia, è una comunicazione fideistica che non corrisponde alla verità. La scienza copre molto, e bisogna fidarsene, perché è il massimo delle nostre conoscenze, ma è di più quello che non sappiamo.

Noi ci fregiamo del titolo Homo sapiens sapiens, che sa di sapere. Un gradino più alto si raggiunge quando si ha l’umiltà di riconoscere che si sa di non sapere, come già capito nella Grecia antica”.



Categorie:Dall' Emilia Romagna, I documenti, Le opinioni

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