Le scuole sono assediate da auto accese e in doppia fila. E il bello è che tutto ci sembra normale. Anzi….

Alla luce delle recenti polemiche sulle piste ciclabili nei pressi delle scuole e al solo scopo di arricchire, almeno un po’, il patrimonio di conoscenza, in relazione ai veri e propri attentati alla salute dei più giovani, derivanti dal traffico motorizzato. Riportiamo quindi alcuni brani di un articolo pubblicato anche da “Greenreport” a firma di Linda Maggiori. Si tratta di una blogger e scrittrice impegnata nella difesa dell’ambiente, madre di 4 figli. Nata a Recanati nel 1981, vive col marito a Faenza (Ra), dove da alcuni anni sperimenta uno stile di vita sostenibile: senz’auto e a rifiuti (quasi) zero.  Laureata in Scienze dell’Educazione e Servizio sociale, lavora come educatrice. Ha pubblicato vari libri fra i quali: Anita e Nico di Tempo dal Delta del Po alle Foreste Casentinesi e Anita e Nico dalle Foreste Casentinesi alla Vena del Gesso, di Tempo al Libro Editore, Salviamo il Mare di Giaconi Editore, Impatto Zero, Vademecum per famiglie a rifiuti zero di Dissensi edizioni e Occidoria e i Territori Ribelli. Storia Fantasy sulle ingiustizie Nord Sud del mondo di Dissensi edizioni, e l’ultimo “Vivo senza Auto” di MacroEdizioni.

Quante volte abbiamo assistito all’assedio delle auto dei genitori davanti alle scuole? Talmente tante volte che ormai ci siamo assuefatti. In Italia, il Paese più motorizzato d’Europa con 38 milioni di auto, quasi una per ogni maggiorenne, succedono di questi paradossi: ogni giorno le scuole (e non solo) sono assediate da auto parcheggiate o in circolazione, in doppia fila, fin sopra ai marciapiedi, col motore acceso, e nessuno fiata. Tutto sembra normale.

Ma torniamo alle school streets (strade pedonalizzate davanti alle scuole) che sono una normalità in tanti Paesi del Nord Europa, dalla Francia alla Germania, alla Danimarca, alla Gran Bretagna alla Scozia. In questi Paesi nessuno si sogna di arrivare in auto davanti alle scuole. I bambini ci arrivano, per lo più autonomamente, in bici, piedi, monopattino o mezzi pubblici. Le aree di rispetto sono istituite anche per motivi di sicurezza e antiterrorismo. A settembre sono stata a Friburgo e davanti ogni scuola c’erano infinite rastrelliere colme di bici e monopattini. Di parcheggi auto nemmeno l’ombra.

In Italia i Comuni hanno la possibilità di creare aree di rispetto (pedonali o Ztl) davanti alle scuole: ma non sempre e non tutti lo fanno, per quieto vivere e per paura di “ritorsioni” elettorali.

Secondo l’Unicef, i bambini hanno diritto a camminare e pedalare in sicurezza e a respirare aria pulita. Per questo è da poco partita la petizione per chiedere che le school streets siano norma nazionale, inserita nel Codice della Strada. Nel comitato promotore ci sono associazioni ambientaliste come la Fiab, Legambiente, Salvaiciclisti, ma anche associazioni di genitori (Bike to school Roma, Famiglie senz’auto), la Fondazione Michele Scarponi, e associazioni di pediatri come Acp e Pump (Pediatri per un mondo migliore), che da tempo si sono schierate a favore delle aree pedonali davanti alle scuole: “mai più auto davanti alle scuole, senza se e senza ma, partendo dal presupposto che gli incidenti non sono una fatalità”(Acp 2012).

Gli incidenti stradali sono infatti tra le principali cause di morte per i bambini tra 5 e 14 anni nel mondo (Oms). In Italia, ogni otto giorni un bambino muore e ogni giorno circa 30 restano feriti per incidenti stradali (dati Istat 2018).

I livelli di autonomia negli spostamenti quotidiani dei bambini italiani tra i 6 e gli 11 anni sono tra i più bassi a livello internazionale: in particolare quelli che vanno abitualmente a scuola da soli sono solo il 7% (Cnr, 2011), rispetto al 23% degli inglesi e al47% dei tedeschi (Policy Studies Institute, 2015). I bambini hanno un naturale bisogno di incrementare i propri margini di autonomia. Se non viene soddisfatto nei tempi giusti, ciò influisce negativamente sullo sviluppo della capacità di orientamento e di socializzazione e sulla costruzione della fiducia nelle proprie capacità. “Meglio soli che sempre accompagnati” raccomanda Francesco Tonucci, pedagogista, che si occupa di questi temi da 30 anni.

Aree di rispetto davanti alle scuole e parcheggi lontani sono fondamentali per incentivare la mobilità attiva e migliorare la salute dei ragazzi (in Italia circa il 40% dei bambini tra 6 e 10 anni è obeso o sovrappeso, la più alta percentuale in Europa dopo Cipro). Nel febbraio 2018 Greenpeace registra concentrazioni di biossido di azoto al di sopra della soglia stabilita Oms nei pressi di 9 scuole palermitane su 10. Risultati simili anche in altre città italiane. A Milano l’associazione “Cittadini per l’aria” mappa una situazione critica: oltre una scuola e parco su due (50% delle scuole, 56% dei parchi giochi) supera i limiti di legge per le concentrazioni annue di questo inquinante. I bambini respirano biossido di azoto, polveri sottili e altri inquinanti provocati dal gas di scarico, ma anche dall’attrito delle ruote sull’asfalto, e questo aumenta la probabilità di asma, problemi respiratori, disturbi cognitivi e altre malattie.

Jordi Sunjer, medico ricercatore catalano, nella conferenza Cosa ti passa per il cervello? racconta le nuove evidenze sui danni allo sviluppo cognitivo dei bambini, derivati dall’esposizione al traffico. A chi dice “lo porto in auto per non fargli respirare smog” si può replicare che i bambini che vanno a scuola in automobile sono esposti a concentrazioni di inquinanti più elevate che all’aria aperta. Vogliamo che i bambini siano sicuri di correre, pedalare, respirare e giocare, almeno davanti alla scuola.



Categorie:I documenti, Le notizie

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