L’Italia solo 22esima in Europa per tasso di immigrazione. Ma aumentano gli emigrati italiani

Il Sud si sta svuotando ed emigra al Nord e i nostri giovani istruiti emigrano all’estero.

E’ quello che risulta da report Istat “Anno 2017 Mobilità interna e migrazioni internazionali della popolazione residente” conferma la realtà di quel che molti dicono da anni e che è stato stravolto da un’efficace comunicazione politica basata sulla xenofobia e la paura. L’invasione degli immigrati non c’è e il problema immigrati in Italia è molto minore di quello di quasi tutti gli altri Paesi europei.

Il rapporto Istat conferma anche che l’Italia e tornato ad essere un Paese di emigrazione, anche se questa è una realtà troppo scomoda per chi vorrebbe chiudere le frontiere agli immigrati e si ritroverebbe, come risposta, ad ottenere lo stesso trattamento per gli italiani che emigrano. Roba da far andare in tilt il facile slogan “prima gli italiani”, se qualcuno riuscisse a soffermarsi un po’ a pensarci su…

Ma veniamo ai crudi dati del rapporto Istat:  per quanto riguarda la mobilità della popolazione residente, «Nel  2017 il volume della mobilità interna totale è di 1 milione 335 mila trasferimenti, sostanzialmente stabile rispetto al 2016 (+0,2%). A questa stabilità complessiva corrispondono tendenze opposte rilevate per i movimenti tra regioni diverse (interregionali), pari a 323 mila (-0,6%), e per quelli all’interno delle regioni (intraregionali), pari a 1 milione e 12 mila (+0,5%). Nell’ambito dei trasferimenti interregionali, si conferma la tradizionale direttrice Mezzogiorno-Centro-nord. Negli ultimi venti anni la perdita netta di popolazione nel Mezzogiorno, dovuta ai movimenti interni, è stata pari a 1 milione 174 mila unità».

Quindi, mentre ci si chiede perché i migranti e i poveri fuggono dall’Africa e dal Medio Oriente (addirittura per a viaggiare perché hanno caldo e fame, direbbe la Meloni) la migrazione degli italiani del Sud verso nord è ritornata ad essere imponente e si stratta proprio della famigerata “migrazione per motivi economici” che non va bene se la fanno gli altri. Il report sottolinea che «Nel 2017 le regioni più attrattive sono ancora una volta Emilia-Romagna (+2,9 per mille residenti), Trentino Alto-Adige (+2,7 per mille), Lombardia e Friuli-Venezia Giulia (entrambe +1,8 per mille); le meno attrattive sono Calabria (-4,2 per mille), Basilicata (-4,0 per mille), e Molise (-3,5 per mille). Per i trasferimenti tra province diverse, i saldi netti positivi più elevati si registrano a Bologna (+4,9 per mille), Monza e Brianza (+3,4 per mille) e Bolzano (+3,2 per mille). Saldi netti negativi si rilevano, in particolare, per Caltanissetta (-7,1 per mille), Crotone (-6,1 per mille) ed Enna (-5,5 per mille)».

Mentre Salvini si prepara alla caccia ai richiedenti asilo e ai profughi cacciati dai centri di accoglienza, il nostro Sud si svuota di giovani «Quasi la metà dei trasferimenti (49,5%) riguarda persone in età compresa tra i 15 e i 39 anni – sottolinea l’Istat – La scelta della provincia di destinazione è legata anche all’età : i più giovani si spostano verso le province dei grandi centri urbani, i migranti più maturi scelgono invece aree provinciali di minore dimensione».

Ed è chiaro che gli immigrati non tolgono lavoro agli Italiani, visto che sono  costretti a cercarlo dappertutto spostandosi spesso: «La propensione agli spostamenti interni degli stranieri è pari al 4,6%, più del doppio di quella dei cittadini italiani».

Il rapporto evidenzia che «Nel 2017 le iscrizioni anagrafiche dall’estero (immigrazioni) ammontano a oltre 343 mila, in netto aumento rispetto all’anno precedente (+14%). Di queste, più di quattro su cinque sono dovute a cittadini stranieri (301 mila, +14,5%)». Ma in realtà l’immigrazione in Italia è in calo e i flussi più consistenti riguarano cittadini comunitari come i rumeni 43 mila nel 2017, -3,9% rispetto al 2016), aumentano invece i nigeriani (23 mila, +58,4%) e i marocchini (16 mila, +7,1%). In calo i cinesi (11 mila, -9% rispetto al 2016) e gli indiani (8 mila, -22,6%), due Paesi emergenti.

Come tasso di immigrazione straniera per ogni 1.000 residenti siamo solo 22esimi in Europa, lontanissimi da Paesi come Lussemburgo, Islanda, Svizzera, Austria. Eppure il problema principale sono i migranti. Forse perché si vuoler distogliere l’attenzione da un altro dato: aumentano gli italiani che lasciano il Paese: «Nel 2017 il volume complessivo delle cancellazioni anagrafiche per l’estero è di 155 mila unità, in calo dell1,2% rispetto al 2016; tra queste, le emigrazioni dei cittadini italiani sono il 74% del totale (114.559). Se si considera il numero dei rimpatri (iscrizioni anagrafiche dall’estero di cittadini italiani), pari a 42.369, il calcolo del saldo migratorio con l’estero restituisce un valore negativo di 72.190 unità. Il tasso di emigratorietà dei cittadini italiani (numero di cancellazioni anagrafiche di italiani su popolazione media residente, per mille) è pari a 1,9 per mille».

L’Italia è diventato un Paese di immigrazione solo negli anni ’90, dopo essere stato per secoli un Paese di emigrazione, ma «Nonostante questo, il fenomeno degli espatri non si arresta, anche se la misura è nettamente inferiore rispetto al passato – dice l’Istat –  Nel periodo 1997-2010 gli italiani che hanno trasferito la loro residenza all’estero sono stati, complessivamente, 583 mila a fronte di 497 mila rimpatri, con un saldo negativo di 86 mila unità. Durante questo periodo le iscrizioni sono state in media 35 mila l’anno e le cancellazioni 42 mila. Dal 2011 al 2017 si registra un’impennata delle cancellazioni che dal 2015 superano ampiamente le 100 mila unità mentre i rimpatri mantengono i livelli degli anni precedenti, intorno ai 33 mila l’anno; di conseguenza, i saldi migratori con l’estero dei cittadini italiani registrano i valori più bassi degli ultimi venti anni».

Nonostante la Brexit, gli italiani continuano a preferire il Regno Unito che nel 2017 ha accolto 21.000 dei nostri emigrati, seguito da Germania (quasi 19 mila), Francia (12 mila) e Svizzera (oltre 10 milaTra i Paesi extra-europei, le principali mete di destinazione sono Brasile, Stati Uniti e Canada (nel complesso 13,5 mila), Australia (oltre 2 mila) e Emirati Arabi (oltre mille). Nella graduatoria dei 15 principali paesi di destinazione degli emigrati italiani, entra per la prima volta nel 2017 il Portogallo che, con 1.614 espatri, si colloca al 13° posto. La peculiarità di questo flusso di emigrazione è la prevalenza di italiani ultra cinquantacinquenni (62%). La Lombardia è la regione col maggior numero di cancellazioni (22 mila), seguono Sicilia e Veneto (entrambe 11 mila), Lazio (10 mila) e Piemonte (8,6 mila). Ad un maggior dettaglio territoriale i flussi più numerosi provengono dalle province di Roma (8 mila), Milano (7 mila), Torino e Napoli (entrambe 4 mila); in termini relativi sono invece le province di Imperia (3,8 per mille), Bolzano (3,5) Macerata (3,3) e Agrigento (3,2) a registrare i tassi di emigratorietà provinciali degli italiani più elevati.

Come per gli immigrati che arrivano in Italia, gli italiani espatriati sono prevalentemente uomini (55,8%): Un emigrante italiano su cinque ha meno di 20 anni, due su tre hanno un’età compresa tra i 20 e i 49 anni mentre la quota di ultracinquantenni è del 14%.

E aumenta anche l’emigrazione di Italiani di origine straniera che emigrano in altri Paesi europei o fanno ritorno nei Paesi delle loro famiglie. La vecchia Italia incattivita che sputa addosso ai migranti non sembra proprio un Paese per giovani e in soli 5 anni è riuscita a In perdere oltre 156.000  laureati e diplomati Nel 2017, il 52,6% dei cittadini italiani che sono emigrati all’estero era in possesso di un titolo di studio medio-alto: circa 33.000 diplomati e 28.000 laureati. E quest’ultimi sono stati il 3,9% in più che nel 2016. Ma il rapporto fa notare che «L’aumento è molto più consistente se si amplia lo spettro temporale: rispetto al 2013, gli emigrati diplomati aumentano del 32,9% e i laureati del 41,8%. Guardando l’età, gli espatriati di 25 anni e più sono 82 mila e 31 mila quelli rimpatriati nella stessa fascia di età: il loro saldo migratorio con l’estero è negativo per oltre 51 mila unità, di cui 13 mila laureati (26,2%) e 19 mila diplomati (36,7%). I saldi migratori cumulati dal 2013 al 2017, calcolati per gli emigrati ultra 24enni, evidenziano una perdita netta di popolazione italiana di quella fascia di età di circa 244 mila unità, di cui il 64% possiede un titolo di studio medio-alto».

Stiamo mandando all’estero il nostro futuro più colto e preparato mentre ce la prendiamo con dei poveri che vivono in condizioni di sfruttamento atroce per raccoglire la frutta e i prodotti che compriamo a pochi euro al supermercato, mentre ce la prendiamo con le badanti che curano i nostri vecchi. La nostra poverofobia non ci fa vedere l’impoverimento culturale e la svendita della migliore gioventù del nostro Paese. E l’espulsione di un povero che cerca un futuro migliore non ci restituirà nemmeno uno dei nostri giovani che emigrano per cercare un futuro migliore.

Fonte: www.greenreport.it

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3 replies

  1. Se fosse vero che i giovani non hanno voglia di lavorare e pretendono solo il tempo indeterminato “tradizionale” (che nelle altre nazioni non esiste), non ci sarebbero tutti questi italiani che emigrano altrove.

    • In realtà anche in Italia non c’è più il lavoro a tempo indeterminato (o forse non c’è mai stato perchè da sempre è esistito il licenziamento per riduzione di personale e con il job act è stato abolito anche il principio della “giusta causa”). Ma se non ci fosse voglia di lavorare tutti quelli che vanno all’estero oppure migrano verso nord all’interno dei confini nazionali starebbero a casa senza fare nulla e non verrebbero al nord a fare i lavori più pesanti.

  2. Io a Luglio…rientro…e non vedo l’ora….

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