Consumo del suolo, l’allarme dell’Ispra: “Ogni giorno 30 ettari di aree naturali e agricole coperti da asfalto e cemento”

Nella foto una protesta di qualche anno fa contro la cementificazione del Litorale Adriatico

Riceviamo e pubblichiamo un articolo di Luisiana Gaita apparso il 5 dicembre su: “il fatto quotidiano”

Nella giornata mondiale dedicata al tema, la Coldiretti sottolinea da un lato le perdite della produzione agricola che ammontano a 400 milioni l’anno, dall’altro l’aumento dei comuni che sono a rischio frane o alluvioni. Le ong ambientaliste chiedono al Parlamento di varare entro la legislatura la legge ad hoc, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato

In Italia ogni secondo si consumano 3 metri quadrati di suolo, 30 ettari al giorno con un costo che varia tra i 600 e i 900 milioni di euro l’anno. Secondo l’ultimo rapporto dell’Ispra, il centro studi del ministero dell’Ambiente, anche se con una velocità ridotta rispetto al passato, il consumo di suolo continua “a coprire irreversibilmente aree naturali e agricole con asfalto e cemento, edifici e fabbricati, strade e altre infrastrutture, insediamenti commerciali, produttivi e di servizio, anche attraverso l’espansione di aree urbane, spesso a bassa densità”. Oggi Coldiretti lancia un doppio allarme che riguarda da un lato le perdite della produzione agricola che ammontano a 400 milioni l’anno, dall’altro l’aumento dei comuni che sono a rischio frane o alluvioni. In Italia, le ong ambientaliste chiedono al Parlamento di varare entro la legislatura la legge per il contenimento del consumo di suolo e la difesa delle aree agricole, già approvata dalla Camera nel maggio 2016 e ferma da più di 500 giorni in Senato.

QUALCHE DATO – Al 2016, secondo l’Ispra, risultano cementificati oltre 23mila chilometri quadrati (pari a Campania, Molise e Liguria messe insieme), il 7,6% del territorio nazionale. Nella giornata mondiale sul consumo di suolo il WWF ha pubblicato un focus, frutto delle elaborazioni del gruppo di ricerca dell’Università dell’Aquila, sulle 14 aree metropolitane che coprono 50mila chilometri quadrati e interessano circa 1300 comuni (16% del totale). In queste aree (Bari, Bologna, Cagliari, Catania, Firenze, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Reggio Calabria, Roma, Torino, Venezia) risiedono 21 milioni di abitanti, pari al 40% della popolazione italiana. Qui la percentuale delle superfici urbanizzate dagli anni 50 ad oggi è più che triplicata (dal 3% al 10%) e in città come Milano e Napoli si è andati nello stesso periodo ben oltre, passando dal 10 al 40% del territorio. In poco più di 50 anni sono stati convertiti ad usi urbani circa 3.500 chilometri quadrati di suolo, un’area poco inferiore all’intero territorio della Val D’Aosta.

 LE CONSEGUENZE – “Il consumo di suolo fa perdere alla produzione agricola 400 milioni di euro all’anno con pesanti effetti dal punto di vista economico, occupazionale, ma anche ambientale”. Questo l’allarme lanciato da Coldiretti sulla base delle stime dell’Ispra sui costi provocati dalla trasformazione forzata del territorio. “La disponibilità di terra coltivata significa – sottolinea l’associazione – produzione agricola di qualità, sicurezza alimentare e ambientale per i cittadini nei confronti del degrado e del rischio idrogeologico”. Già, perché non è un caso se sono saliti a 7.145 i comuni italiani, ovvero l’88,3% del totale, a rischio frane e alluvioni. “Su un territorio meno ricco e più fragile per il consumo di suolo – spiega Coldiretti – si abbattono i cambiamenti climatici con le precipitazioni sempre più intense e frequenti con vere e proprie bombe d’acqua che il terreno non riesce ad assorbire”. L’ultima generazione – è la denuncia – è responsabile della perdita in Italia di oltre un quarto della terra coltivata (-28%) per colpa della cementificazione e dell’abbandono “provocati da un modello di sviluppo sbagliato che ha ridotto la superficie agricola utilizzabile in Italia negli ultimi 25 anni ad appena 12,8 milioni di ettari”.

MANCA UNA NORMATIVA VINCOLANTE – La Giornata Mondiale del Suolo è lanciata ogni anno dal Global Soil Partnership, alleanza internazionale fra stati, istituzioni e ong promossa dalla Fao, l’agenzia agroalimentare dell’Onu per richiamare l’attenzione sul tema. In Europa la rete ‘People 4 Soil’, formata da ong ambientaliste, istituti di ricerca e associazioni di agricoltori, ha raccolto oltre 212mila firme per una petizione alla Commissione europea con la quale si chiede di istituire e di sviluppare un quadro giuridico vincolante per la tutela del suolo, fissando principi e regole da rispettare da parte di ciascuno Stato membro. In Italia, invece, le ong chiedono al Parlamento di varare la legge ferma in Senato.“Un’altra legislatura volge al termine – ricorda Donatella Bianchi, presidente del Wwf Italia – ed ancora l’Italia non ha una legge per limitare il consumo del suolo. È ormai evidente – aggiunge – che gli appelli per approvare un provvedimento fermo da mesi al Senato sono caduti nel vuoto”. Secondo il Wwf “l’inerzia del Parlamento sul disegno di legge ha già provocato la perdita di altri 17mila ettari circa”.

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