Nuova ricerca Censis: La crisi ha cambiato il consumatore-tipo italiano

Il welfare dei consumi: il 25,9% degli italiani si è affidato ai supermarket per non vedere crollare il proprio tenore di vita in questi anni. «Poter scegliere in modo sempre più informato per consumi personalizzati: è questo il futuro del consumo a cui deve rispondere la distribuzione moderna organizzata 4.0», secondo l’analisi offerta dal Censis nel suo rapporto su Lo sviluppo italiano e il ruolo sociale della Distribuzione moderna organizzata, presentato in Senato. I dati duri mostrano ad oggi un’evoluzione in crescendo, dopo anni di contrazione nei consumi degli italiani: «Nel primo trimestre 2017 i consumi complessivi delle famiglie hanno registrato l’incremento sul trimestre precedente (+1,3%) più alto dal 1999 e l’incremento annuo (+2,6%) più alto dal 2011». La differenza maggiore si misura però sul piano qualitativo.

«Il consumatore esce dalla crisi molto cambiato. Oggi è iperinformato, infedele al punto vendita, scaltro combinatore di canali d’acquisto diversificati, attento non solo al prezzo, amante di consumi salutisti, etici, di pregio. Unica invariante: la distribuzione moderna organizzata (supermercati, ipermercati, centri commerciali, grandi magazzini e grandi superfici specializzate) resta il luogo d’elezione dove fare la spesa».

Spesa che non si riduce più, ormai, è un mero atto di consumo passivo. Sebbene l’Italia sia ancora al penultimo posto nella classifica Ue per utilizzo del web da parte della popolazione (il 40% usa la rete, secondo i dati Agcom diffusi ieri), il Censis rileva che «sono 31,7 milioni gli italiani maggiorenni che nell’ultimo anno hanno letto i giudizi sui prodotti nei social network e nei blog per decidere se e cosa acquistare (10,7 milioni lo fanno regolarmente)». Dunque, il consumatore diventa «esso stesso produttore di informazioni, con 20,4 milioni di italiani (6,2 milioni regolarmente) che hanno pubblicato post su siti web o social network con commenti personali o con il racconto di proprie esperienze relative a prodotti, spese, luoghi della grande distribuzione».

Fonte: Greenreport

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