Il turismo dopo Brexit, per i britannici rischio di visti a pagamento

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L’ipotesi discussa a Bruxelles prevederebbe per i sudditi di Sua Maestà, norme analoghe a quelle attualmente richieste dagli Stati Uniti ai cittadini europei che si recano negli Usa

Secondo un articolo di Enrico Franceschini pubblicato da “La Repubblica” i turisti britannici potrebbero essere costretti a compilare un formulario online e a pagare una tassa per entrare nei paesi dell’Unione Europea, dopo che il Regno Unito avrà lasciato la Ue. L’ipotesi discussa a Bruxelles secondo fonti citate dal Guardian di Londra, prevede per i sudditi di Sua Maestà norme analoghe a quelle attualmente richieste dagli Stati Uniti ai cittadini europei che si recano negli Usa per turismo senza bisogno di un visto.

All’origine del provvedimento non ci sarebbe direttamente Brexit, cioè la decisione britannica di uscire dalla Ue, approvata nel referendum del giugno scorso, bensì l’esigenza di aumentare i controlli di sicurezza davanti alla minaccia del terrorismo. Per questo la Commissione Europea si appresta a introdurre entro fine anno una nuova legislazione denominata Etias in base alla quale tutti coloro che entrano per turismo in un paese della Ue senza avere bisogno di un visto dovranno compilare un formulario sul web e pagare una tassa d’ingresso. E’ un sistema modellato su Esta, la norma adottata dagli Stati Uniti dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, che comporta la necessità di richiedere online il permesso di entrare in territorio Usa con almeno 72 ore di anticipo, a un costo di 14 dollari.

Attualmente, pur essendo al di fuori degli accordi di Schengen che hanno di fatto abolito i controlli di frontiera all’interno della Ue, i cittadini britannici non devono richiedere alcun visto o permesso per entrare nei paesi dell’Unione. Basta che mostrino il passaporto, così come fanno i turisti degli altri 26 paesi della Ue per entrare in Gran Bretagna. Ma quando, come risultato del voto a favore di Brexit nel referendum, il Regno Unito non farà più parte della Ue, la regola della richiesta online e del pagamento di una pur modesta tassa si applicherebbe anche a loro. “In teora, non c’è dubbio che dovrebbero sottostare a tale obbligo”, dice Camino Mortera-Martinez, un esperto del Center for European Reform, al quotidiano londinese, “a meno di accordi differenti raggiunti nell’ambito dei negoziati su Brexit con la Ue”. Osserva Steve Peers, docente di diritto europeo alla Essex University: “Darebbe fastidio a un sacco di gente”.

Per non essere sottoposta a una normativa di questo genere, probabilmente la Gran Bretagna dovrebbe accettare un accordo con la Ue simile a quelli raggiunti da Norvegia e Svizzera sulla libertà di movimento dei lavoratori. Ma questo è proprio il punto su cui finora Londra non sembra transigere, affermando che, quale risultato del referendum, dovranno esserci limitazioni all’immigrazione dalla Ue. L’anno scorso 30 milioni di turisti britannici hanno fatto vacanze in paesi della Ue, con Spagna (13 milioni) e Francia (9 milioni) le principali destinazioni. Non è da escludere che, se i turisti britannici fossero costretti a compilare formulari e pagare tasse d’ingresso nella Ue, la Gran Bretagna potrebbe decidere di imporre lo stesso obbligo ai turisti europei che vogliono visitare il Regno Unito. Andare in vacanza in Europa potrebbe diventare più complicato per tutti.

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Categorie:I documenti

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