Realacci: «Incentivi a termovalorizzazione e non a riciclo, un errore»

Rilanciamo una documento apparso su Greenreport nei giorni scorsi. Si tratta di una intervista di Luca Aterini a Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati. ———

“Economia circolare significa chiudere il più possibile i cicli produttivi, in una gestione dei flussi materiali che è alla base dello sviluppo sostenibile. Un concetto tanto importante, che diventa però spesso sfumato e contorto.
«Come afferma l’Europa, si tratta di un modello che attraversa tutta l’economia. Si tratta di ridurre i rifiuti ed utilizzare materie prime seconde, ma anche di intervenire sull’edilizia, l’efficientamento energetico e molti altri settori. L’economia circolare è parte integrante della green economy: la frontiera della competitività per il futuro. Si compone di cambiamenti di carattere economico, ma anche sociale: unisce lo sviluppo tecnologico con la sharing economy, il recupero della socialità. Anche il progetto Grab – l’ipotesi di un anello ciclabile all’interno del raccordo anulare romano –, che è un infrastruttura a basso costo e altissima resa, credo sia un esempio di economia circolare. Come anche la nuova iniziativa Second Life Italia, che riporta sul mercato elettrodomestici usati: si sostituisce l’arrivo di nuovi prodotti, spesso dall’estero e di medio-basso livello, dando nuova vita (e non di rado migliori prestazioni energetiche) a prodotti che arrivano a incorporare molto lavoro italiano, risparmiando al contempo materie prime e terre rare».
E a livello nazionale con quali provvedimenti si pensa di promuovere l’economia circolare? Anche se in modo confuso, e con risorse incerte, nel Collegato ambientale di fine 2013 si prevedevano incentivi per i prodotti riciclati e l’istituzione di un Comitato per il capitale naturale, ma non è ancora stato approvato.
«Dopo l’approvazione della Camera molti mesi fa, la prossima settimana la commissione Bilancio dovrebbe dare i propri pareri e dunque si potrà avanzare verso il voto finale in aula. Si tratta comunque di tempi e modi che offrono una dimostrazione di come il bicameralismo perfetto non sia una soluzione per il futuro: basta osservare l’andamento di leggi ambientali come questa, o quella sugli ecoreati o le agenzie ambientali».
Ci sarà spazio per l’economia circolare anche nell’annunciato Green Act, e in che forma?
«Il Green Act non sarà un unico testo di legge, ma una politica, un insieme di misure coordinate che mobiliti non solo il ministero dell’Ambiente, ma tutto il Governo a partire da dicasteri come quelli dello Sviluppo, dell’Economia, delle Infrastrutture e dei Trasporti. Ad esempio, per favorire l’economia circolare è necessario rafforzare lo strumento dell’ecobonus – un tema verso cui ho registrato sensibilità da parte del ministro delle Infrastrutture Delrio –, l’approvazione del Collegato ambientale, l’introduzione di una carbon tax e l’azione sulla riforma fiscale. Se in questa riforma, come previsto dalla legge, non verranno inseriti meccanismi di incentivo e disincentivo ambientale, sarà infatti una sconfitta».

Al momento, però, in Italia neanche sono presenti incentivi nazionali per i prodotti riciclati, ma ve ne sono per la termovalorizzazione.
«Si tratta di un errore sia ambientale sia economico, queste norme vanno cambiate. È necessario fare uno sforzo per favorire l’uso della materie seconde da rifiuti urbani».
Proprio entro fine mese è previsto un nuovo decreto sugli incentivi per le rinnovabili elettriche (escluso il fotovoltaico). Sarà l’occasione per cambiare?
«Non ho seguito personalmente la vicenda, ma non mi risultano novità imminenti sugli incentivi alla termovalorizzazione. C’è molto da fare nell’organizzazione delle politiche – aiuterebbe l’approvazione del Collegato ambientale –, ma l’Italia è già un Paese dove convivono esperienze molto arretrate con alcune avanzatissime, con esperienze molto differenziate. I tassi di raccolta differenziata in Sicilia sono ancora paragonabili a quelli della Romania, ma l’Italia in Europa è già campione nell’industria del riciclo: il recupero industriale di materie prime seconde è arrivato a 24 milioni di tonnellate all’anno, in Germania sono 22».
Da una parte le imprese italiane sono portate a riciclare all’interno dei propri processi produttivi tutto quanto risulta loro possibile con un margine di guadagno (risparmio di materia prima), ma la prospettiva cambia guardando ai rifiuti – urbani e speciali – nel loro complesso. Secondo i dati Conai, ad esempio, in Italia i rifiuti da imballaggio rappresentano «meno del 7% del totale dei rifiuti prodotti». In questo contesto parlare di “rifiuti zero”, che tra l’altro si rivolgono a queste percentuali, non si rischia di generare confusione e aspettative distorte tra i cittadini?
«Rifiuti zero non significa che i rifiuti possano sparire. Ma la prospettiva di azzerare i rifiuti in discarica non è oggi un’idea romantica. Industrialmente parlando, la prospettiva Rifiuti zero in discarica è molto concreta, puntando sulla riduzione e sul recupero. Come dimostrano anche i dati del rapporto ‘Waste End’ di Fondazione Symbola e Kinexia».

Fonte: Greenreport

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