Turismo balneare, tutela della spiaggia e le dune scomparse. I luoghi dove la duna naturale ha tenuto e la sfida di Senigallia.

Immagine 021Le mareggiate di questi giorni dimostrano ancora una volta il fallimento della tecnica della costruzione di argini di sabbia a fine stagione. In realtà la duna costruita ammucchiando materiale non compattato, non oppone resistenza  e ottiene l’unico risultato di compromettere ingenti quantità di sabbia, che finiscono in pasto alla furia del mare, accompagnata da costosi ripascimenti con materiale prelevato dall’interno oppure al largo. La costruzione di vere e proprie muraglie, proposta qualche decennio fa sulla riviera romagnola non ha raccolto il successo che forse meritava. Infatti pur non arrivando a tanto in qualche caso si è provveduto a rendere più robusta la protezione ricorrendo a paratie di metallo.

Duna inerbita ex colonia Varese

La duna tra la ex Colonia Varese e il Mare a Milano Marittima

In ogni caso qualsiasi  strada si voglia intraprendere per far fronte alla distruzione del sistema costiero, avvenuta negli ultimi 50 anni, si dovrà affrontare il tema della ricostituzione di dune naturali rafforzate da una vegetazione autoctona profondamente radicata e in grado di ridare alla costa almeno una parte dell’elasticità perduta.

Oltre ai tratti di riviera che non hanno subito la distruzione dei cordoni dunosi e che – nonostante le estrazioni di gas e acqua – offrono ancora qualche una resistenza all’ingresso delle acque marine, ci sono in varie parti del mondo e anche nel nostro paese iniziative che vanno in questo senso. Una di queste è stata messa in atto, per far fronte alle onde dell’Oceano Atlantico, dalla città di Laguna, nello stato brasiliano di Santa Catarina, gemellata con la città di Ravenna. Nella stessa direzione le sperimentazioni realizzate in Abruzzo dal Comune di Martinsicuro.

Più recente è il caso di Senigallia. In questa destinazione turistica della costa marchigiana – come riferisce “Senigallia Notizie” – continua il progetto di protezione di dune e specie autoctone, attraverso la sensibilizzazione di tutti per una fruizione turistica della spiaggia in modo compatibile con l’ecosistema dunale e faunistico. E’ questo il progetto che l’Amministrazione comunale, in collaborazione con lo studio naturalistico Diatomea, ha predisposto per il 2015, cercando di dare una continuità con gli interventi effettuati finora di tutela e valorizzazione della spiaggia di velluto.
L’obiettivo del progetto di ripristino e gestione dell’ambiente dunale senigalliese è di facilitare la nidificazione del Fratino, specie protetta dalle direttive comunitarie, e promuovere una fruizione turistica ecocompatibile, attraverso la sensibilizzazione di cittadini, operatori balneari e turisti.
Tra gli interventi previsti, il completamento della recinzione installata negli anni scorsi per evitare l’asportazione di sabbia e piante presenti nelle dune, il sostegno allo sviluppo delle specie autoctone psammofile, l’apporto di sabbia per il ripristino della morfologia dunale, la manutenzione dei fossi, l’eliminazione delle specie ruderali e infestanti, il contenimento Cenchrus incertus e la messa a dimora di piante autoctone, la tutela dei nidi di Fratino attraverso al recinzione degli stessi nel periodo marzo-luglio e l’installazione delle apposite tabelle, la limitazione dello sviluppo vegetazionale lungo il litorale nord. Inoltre, proseguirà il monitoraggio iniziato nel 2010 e sarà prodotto del materiale cartografico per integrare il piano degli arenili.
“Un progetto – ha spiegato il sindaco della città Maurizio Mangialardi – per proteggere l’ambiente dunale dall’erosione antropica e per conservare la fauna e la flora presente, anche se richiede tempi medio-lunghi. Recuperare e valorizzare l’ambiente dunale significa però anche gestire una fruizione turistica sostenibile da coniugare con la tutela della biodiversità“.

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Categorie:Dall' Emilia Romagna, Le news

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