Nonostante le aperture discutibili di Renzi i petrolieri non si accontentano: «Riforma del Titolo V blocca i nostri investimenti»

Renzi-comitatini-petrolio-gas-320x234Nella sua ultima Newsletter Greenreport pubblica un commento sulla presa di posizione del Presidente di Federpetroli che non si accontenta evidentemente delle aperture già piuttosto discutibili del Presidente del Consiglio. Evidentemente i petrolieri pensano che gli enti locali siano più aperti del governo centrale sulla concessione di possibilità di estrazione di idrocarburi dal sottosuolo italiano. Alla luce di certi comportamenti di Comuni, Province e Regioni è difficile pensare che i petrolieri abbiano fatto male i loro conti.

Per completezza dell’informazione nel riquadro le frasi aperturistiche di Renzi sulle estrazioni petrolifere; il link all’articolo «Petrolio in Italia? Ecco i dati reali, Renzi si informi» di Francesco Ferrante, esponente di Green Italia e di seguito il testo pubblicato da Greenreport (il titolo è della nostra redazione).

“A Michele Marsiglia, presidente di FederPetroli Italia – scrive Greenrepoprt –  insospettabilmente non sono piaciute le parole di Matteo Renzi, che aveva rilanciato la più che discutibile ipotesi di raddoppiare la percentuale di gas e petrolio estratti in Italia prendendosela con ambientalisti e comitati che impedirebbero di sfruttare le “enormi” ricchezze gasiere e petrolifere che si nascondono sotto i mari e i suoli italici. Marsiglia manda anzi a dire al premier che «i veri problemi dello sviluppo energetico in Italia non sono quelli che il Presidente del Consiglio Renzi chiama “quattro comitatini”, il problema è il poco potere che si da alle Regioni, Provincie e Comuni e, la Riforma del Titolo V della Costituzione sta contribuendo a diminuire sempre più».
Marsiglia è preoccupato perché la potestà su cosa fare o non fare dell’ambiente non viene data a quelli che ritiene i suoi più solidi alleati, gli amministratori locali e spiega: «I diversi progetti del nostro indotto, parlo di piattaforme, pozzi, oleodotti o altre semplici modifiche strutturali ad un cantiere sono bloccati non per chissà quale problematica ambientale ma perché le Amministrazioni locali non vengono rispettate e coinvolte e, non hanno voce in capitolo. Il Governo Renzi con la Riforma Costituzionale vuole attribuire al Governo centrale più autonomia nel nostro settore, se così sarà, assisteremo al blocco di gran parte dei nostri progetti, avremo problemi anche per un semplice impianto di carburante e poi veramente potrà chiamarsi Piano Blocca Italia».

Anche se ci sembra un filino esagerato che un maggiore controllo centrale (che fra l’altro è previsto dalle nuove norme europee sull’estrazione offshore di idrocarburi) sulle scarse risorse petrolifere/gasiere italiane possa bloccare un’economia dei combustibili fossili basata quasi completamente sull’importazione – perché le riserve italiane sono davvero poca cosa –, Marsiglia dà però una lezione di democrazia a Renzi e lo stuzzica proprio su un punto che gli duole molto, quello della burocrazia del suo apparato di governo.
«Il problema dello sblocco minerario o meglio energetico – afferma Marsiglia – interno sta a monte, non esiste un Strategia Energetica, il Ministero dello Sviluppo Economico rilascia una licenza/concessione e poi sul territorio si viene abbandonati e ci troviamo che un pozzo finito è fermo da dodici anni. E’ da qui che bisogna iniziare, i Dicasteri competenti devono curare l’iter sino a piena funzionalità, ma questo non succede e vengono incolpati i Comitati cittadini e gli ambientalisti. I comitati cittadini, le forme di protesta e, quanto altro esiste vanno ascoltati in una politica di dialogo. Non possiamo dire ad un Comune di 1.000 abitanti: vengo lì, faccio un pozzo e me ne vado. In Italia esistono piccole Società Petrolifere (Indipendent Oil Companies) che i nomi non si conoscono perché non hanno rete carburanti, non sono pubblicizzate e non sono tra le Major di bandiera, ma hanno investito milioni e milioni per lo sfruttamento delle risorse nel nostro Paese e stanno subendo grosse perdite economiche ed occupazionali per una burocrazia che è inverosimile e, questo non dipende da “quattro comitatini”. Bisogna conferire più potere alle Amministrazioni locali e coinvolgerle».
Marsiglia centra un altro bersaglio quando mette la politica marketing di fronte alle sue giravolte: «Bisogna rendersi conto delle banalità che vengono dette negli ultimi tempi: vogliamo le piattaforme per estrarre gas e petrolio e dall’altra parte si vogliono chiudere le raffinerie. Ci lamentiamo che gli impianti di carburante chiudono, non offrono servizi e la benzina è alle stelle. Solo contraddizioni, basta con le prese in giro. Avanti con un ridefinizione di una nuova e mirata Politica Energetica Nazionale e basta con dichiarazioni prive di senso. La vergogna che ha espresso il Presidente del Consiglio nell’intervista al Corriere della Sera nell’interloquire in materia energetica con l’Europa non è per colpa dei pochi comitati cittadini, è perché in Italia non abbiamo una Legge e un iter autorizzativo corretto ed efficiente in materia energetica».
Insomma, anche i petrolieri hanno un’anima, a quanto pare democratica e non necessariamente renziana”.

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Categorie:Le news, Le opinioni

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