Il Rapporto 2014 di Legambiente sull’Ecomafia in Toscana

in nome del popolo inquinatoI dati, i numeri, le storie dell’Ecomafia in Toscana sono stati presentati da Legambiente, con la partecipazione di Fausto Ferruzza, Presidente regionale dell’associazione; di Antonio Pergolizzi, Coordinatore dell’Osservatorio Nazionale Ambiente e Legalità; di Don Andrea Bigalli, Coordinatore regionale di Libera e del Sostituto Procuratore della DDA di Firenze Ettore Squillace Greco.

La Toscana si conferma tra le regioni più colpite dalla criminalità ambientale: tra traffici e smaltimenti illegali di rifiuti, cantieri edilizi illegali, mafie e corruzione, e ancora racket di animali, predazioni di beni culturali e criminalità agroalimentare.
Non conosce sosta l’aggressione ambientale in Italia, e anche in Toscana non fa eccezione. Lo dicono innanzitutto i numeri dell’illegalità ambientale accertata nel 2013 in Toscana e censita nel rapporto Ecomafia di Legambiente per il 2014. In linea con il quadro nazionale, e nonostante si registri anche qui un calo in valore assoluto delle infrazioni, 1.989 (corrispondente al 7% sul totale dei reati accertati su scala nazionale), dovuto soprattutto al positivo decremento degli incendi boschivi, continuano a crescere i reati nel ciclo dei rifiuti (412) e a rimanere sostanzialmente invariati quelli del cemento (330), i settori storicamente trainanti dell’eco/criminalità. Numeri che confermano la Toscana al 6° posto nella classifica nazionale dell’illegalità ambientale, figurando tra le regioni maggiormente colpite, subito dopo quelle a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Calabria, Sicilia e Puglia) e il Lazio. Altissimo pure il numero di denunce (2008), di arresti (2) e di sequestri (559). Seppure ciò dimostri anche il buon lavoro fatto sul fronte repressivo, anche il 2013 si conferma un altro anno da dimenticare.

Passando all’analisi degli altri settori, stabile anche il numero dei reati contro la fauna, mentre la Toscana figura tra le regioni più colpite per le aggressioni al patrimonio culturale. In costante crescita anche la piaga della corruzione con il raddoppio delle denunce nel 2013. E’ questa, in estrema sintesi, la fotografia dell’ecomafia toscana che emerge dai dati ufficiali forniti dalle forze dell’ordine ed elaborati da Legambiente.

“Ecomafia 2014 conferma che la Toscana, come altre regioni del centro/nord Italia, si trova a fronteggiare un’aggressione ambientale ostinata su tutti i fronti. E se le varie famiglie mafiose (soprattutto di origine campana e calabrese) provano a esercitare, spesso riuscendoci, un forte condizionamento nel ciclo del cemento, entrando negli appalti e sub appalti delle grandi opere e riciclandovi denaro sporco, nel campo dei rifiuti ai clan si affiancano ancora troppi impresari e faccendieri spregiudicati pronti a trasformare i veleni in oro. Sotto quest’ultimo aspetto, proprio la vasta presenza nel territorio toscano di aziende medio-piccole, anche di quelle formalmente attive nella gestione dei rifiuti, moltiplica i rischi che i rifiuti prendano la strada sbagliata, illegale, con danni economici enormi per le imprese oneste (sia quelle solo produttrici di rifiuti, che, soprattutto, quelle che si occupano di riciclo) e per la salute degli ecosistemi e dei cittadini. In ballo c’è una tessera importante del futuro sano e sostenibile di questa regione. Come uscirne? Con più buona politica (a tutti i livelli), con più controlli, certamente con più consapevolezza e informazione. Se ognuno facesse compiutamente la sua parte, la battaglia potrebbe essere vinta, come dimostrano tanti casi concreti …”

Entrando più nel dettaglio, resta un settore assai dolente quello del ciclo dei Rifiuti dove la Toscana sale in negativo rispetto all’anno precedente occupando il 6°posto e raggiungendo, anche nel 2013, cifre preoccupanti con quasi il doppio (412) dei reati accertati nel 2012, il 7,2% del totale nazionale, 448 persone denunciate e 160 sequestri effettuati. È Arezzo la provincia con il numero più alto (76) d’infrazioni accertate, seguita da Firenze (72), Siena (67) e Prato (50).

Tante le storie di illegalità in questo settore
Cambiano le procedure e i modi ma i trafficanti dei rifiuti sono tra i protagonisti indiscussi anche di questa edizione di Ecomafia. Secondo il recente dossier di Legambiente “Le rotte toscane verso la terra dei fuochi. Numeri, nomi e storie della Rifiuti Spa in Toscana”, dal 2002 a oggi sono state concluse 45 indagini per traffico organizzato di rifiuti, che hanno coinvolto a vario titolo diverse aziende toscane, il 20,5% sul totale delle inchieste concluse su tutto il territorio nazionale, con 92 ordinanze di custodia cautelare e 388 persone denunciate. Sette le procure che hanno indagato: Firenze, Grosseto, Livorno, Lucca, Massa Carrara, Siena, Pisa. Di queste 45 inchieste, 13 sono state coordinate direttamente da procure toscane. In sostanza, dalle evidenze investigative notiamo come la Toscana sia stata – ed è ancora – un territorio di transito di flussi illeciti di rifiuti, che vengono o smaltiti illecitamente o reimmessi nel mercato parallelo del riuso (tessili) e riciclo (scarti ferrosi, tessili etc.). Venendo all’attualità, corre sempre sull’asse tosco-campano l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Grosseto, su un’attività di traffico di rifiuti speciali, anche pericolosi, nata da uno stralcio d’inchiesta della procura di Napoli sulla movimentazione dei rifiuti prodotti dalla bonifica del sito contaminato di Bagnoli che aveva individuato proprio la Toscana come destinazione finale di questi scarti. Nel febbraio scorso diciannove persone sono state rinviate a giudizio per la mancata bonifica dell’area di Bagnoli, che fu dell’Italsider. Il reato ipotizzato è di truffa e disastro ambientale. A confermare il collegamento fra le due regioni anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia Carmine Schiavone quando parla del ruolo di “comitati” d’affari che organizzavano i traffici di rifiuti. Un business che attraversava le città di Pistoia, Arezzo, Santa Croce sull’Arno, Massa e Carrara. Secondo i magistrati dell’antimafia, quindi, in Toscana i rifiuti sarebbero la testa d’ariete dei clan. Non solo per fatti passati. Spiegano i magistrati della Direzione nazionale antimafia nella loro ultima Relazione annuale (2013) che solo nel periodo luglio 2012 – luglio 2013 i procedimenti aperti dalla DDA di Firenze per traffico organizzato di rifiuti sono stati 3. La DNA ricorda in particolare l’inchiesta sullo smaltimento illegale di rifiuti provenienti dal tessile che ha portato per la prima volta alla condanna di un imprenditore toscano con l’aggravante di mafia “per condotta connessa alla sua attività imprenditoriale”. Si riferiscono all’indagine denominata Eurot del 15 febbraio 2011 in cui è stato coinvolto anche il clan camorristico Birra/Iacomino sullo smaltimento illecito di indumenti usati. Inchiesta quasi simile quella del luglio 2013 denominata New Trade, in cui alcuni imprenditori risultano essere formalmente indagati dalla DDA di Firenze per un traffico illecito di rifiuti. Ma l’inchiesta più recente in questo settore è quella chiamata 500 Mash, dal nome del residuo della lavorazione della pietra, del metallo e del vetro intrisa di piombo, rame, nichel e cromo, sostanza che – secondo gli investigatori – anziché essere smaltita come un rifiuto, in questo caso veniva rivenduta, accompagnandola a una scheda tecnica che taceva la sua vera composizione. La linea TAV continua ad attirare gli appetiti della camorra. A giugno del 2013 la DDA di Firenze ha aperto un procedimento penale nei confronti di 6 persone (tra cui due funzionari pubblici) indagate per traffico organizzato dei rifiuti movimentati durante i lavori sulla TAV di Firenze, nonché per una presunta truffa ai danni di RFI. L’indagine è partita nel 2010 grazie ad alcuni accertamenti svolti dal personale del Corpo Forestale dello Stato di Firenze, che avrebbe scoperto l’illegale gestione dei rifiuti derivanti dalle perforazioni avvenute sullo snodo dei lavori dall’alta velocità nei pressi di Firenze, nel tratto interessato dagli interventi infrastrutturali previsti per la realizzazione della linea alta velocità/alta capacità Milano-Napoli. I reati contestati vanno dalla “frode per omesso o carente monitoraggio” rispetto agli obblighi di fornitura e alle prescrizioni, “falso in atti pubblici” per occultare l’omesso monitoraggio, “frode” nella riduzione delle frese da due a una, “associazione per delinquere” per compiere truffe ai danni della stazione appaltante. Oltre 245.000 tonnellate di rifiuti speciali non pericolosi, costituiti da terre e rocce di scavo identificati con CER 170504, provenienti da attività di escavazione condotte da altri soggetti tramite l’allestimento su aree agricole di due impianti di recupero di rifiuti speciali non pericolosi, posti in comune di Scarperia (FI), località Marticcioli e Pian dei Laghi di Sopra, nonché la realizzazione di opere funzionali agli impianti su aree agricole”.

Anche nel ciclo del cemento non si riesce a voltare pagina e si è costretti a raccontare sempre la stessa storia Il mattone selvaggio è servito in alcuni contesti per spalancare le porte alle ditte di mafia. Tornando ai numeri: anche quest’anno la Toscana mantiene la sesta posizione con 330 infrazioni accertate (il 6 % sul totale nazionale), 513 persone denunciate e 80 sequestri effettuati.

Le storie
L’allarme è arrivato anche dai Servizi di Intelligence, l’AISE, che nella relazione annuale (2013) al Parlamento segnala, ancora una volta, la pericolosità e la nuova geografia criminale della camorra. Ed è l’operazione Atlantide a palesare questo rischio nel gennaio scorso, quando un’inchiesta della Guardia di Finanza ha portato all’arresto di sei persone vicine al clan dei Casalesi, accusate di associazione a delinquere di stampo mafioso. L’indagine ha messo in luce un sistema di evasione fiscale che ha permesso ad alcune imprese di ottenere diversi subappalti, arrivando persino ai cantieri degli Uffizi di Firenze. Con un meccanismo di falsa fatturazione, infatti, gli uomini legati ai clan ottenevano contratti garantendo prezzi vantaggiosi rispetto alla concorrenza. Un meccanismo d’infiltrazione graduale e costante, che ha portato i magistrati della Direzione Nazionale Antimafia a includere la Toscana fra le regioni nell’orbita dei clan campani. Un sistema economico illegale e legato al ciclo del cemento, quello toscano, che è sottoposto alle pressioni anche delle cosche della ‘ndrangheta, come testimoniano le due indagini parallele condotte dalle Procure di Firenze e Reggio Calabria, che nel settembre del 2013 hanno evidenziato una fitta rete di società e aziende aperte a Pistoia, attraverso le quali il clan Piromalli/Molè avrebbe occultato beni per 44 milioni di euro. Tra le imprese sotto sequestro, una società di costruzioni di Montecatini Terme e una società immobiliare che realizzava costruzioni in tutta la Toscana. Una contaminazione criminale, non solo mafiosa, del mercato che è possibile leggere anche dai dati messi a disposizione dall’UIF, il servizio della Banca d’Italia che segnala i movimenti sospetti di denaro, che colloca al 7° posto la Toscana, con il 6,8% su base nazionale.

Anche il racket degli animali vede crescere il numero di crimini commessi. Bracconaggio, commercio illegale di specie protette, allevamenti, pesca di frodo. Ma anche le nuove norme contro il maltrattamento degli animali di affezione. La Toscana, stabile al 6° posto della classifica, con numeri però davvero preoccupanti: 551 infrazioni accertate, con una percentuale sul totale del 6,5%, 488 denunce, 127 sequestri.
Non mancano le cattive storie di bracconaggio. Uno dei casi più recenti scoperti dalla Forestale risale al 28 novembre 2013. Dieci bracconieri residenti nelle province di Firenze, Arezzo, Siena e Grosseto sono stati scoperti e denunciati. Cacciavano di notte anche in zone interdette alla caccia, privi di licenza e con fucili detenuti illegalmente. La carne delle loro prede (cervi, cinghiali, daini, caprioli) veniva congelata per essere poi commercializzata. Nel corso delle indagini è stato sequestrato un vero e proprio arsenale: 45 tra fucili e carabine, 600 munizioni di vario calibro, 200 chili di carne surgelata, 95 trofei di esemplari impagliati, 8 esemplari sottoposti alla normativa CITES, che tutela gli animali a rischio di estinzione.

Alla morsa eco/criminale non sfuggono nemmeno i nostri tesori culturali. Altro anno intenso per le forze dell’ordine, in particolare per il Comando dei Carabinieri, per le cosiddette archeomafie alle prese con i tanti reati commessi ai danni del nostro immenso patrimonio storico-culturale. A presidiare la classifica nazionale, come una delle regioni maggiormente colpite dai ladri di opere d’arte troviamo la Toscana (4°posto, con 83 furti e il 9,5% sul totale nazionale). In aumento anche i furti nei musei e nelle aree archeologiche (con scavi clandestini).

Tra le poche buone notizie di questo rapporto, c’è la drastica riduzione del numero di incendi nelle superfici boschive. Va meglio, dunque, in Toscana (7° posto) che scende meritoriamente nella classifica nazionale. Diminuiscono notevolmente anche le infrazioni accertate (da 699 a 203) con il 6,7% sul totale, come diminuiscono le persone denunciate (da 113 a 44) e i sequestri (da 14 a 8).

Grazie alla collaborazione della Corte di Cassazione, e in particolare del suo Ufficio Statistica, in questa edizione del Rapporto Ecomafia sono stati pubblicati i dati relativi ai procedimenti penali definiti in materia d’ambiente e classificati per grandi voci di reato. L’elaborazione dei dati forniti dall’Ufficio Statistica per le diverse macro-aree (ottenuta riclassificando i Distretti delle Corti d’Appello su base regionale) conferma la Toscana con 87 procedimenti e con un sesto posto in classifica subito dopo le 4 regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Sicilia, Calabria, Puglia) e il Lazio.

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