“Tutto online?” Consigli ai viaggiatori, organizzazione e vendita di viaggi: servono responsabilità e trasparenza.

S/W Ver: 85.97.CDPLe vicende che ciclicamente vedono protagonisti i siti che riportano giudizi su alberghi e ristoranti (da vedere in proposito anche le note pubblicate su Wikipedia a proposito di Tripadvisor) e in genere gli strumenti ampiamente consultati dai viaggiatori in cerca di informazioni, richiamano il tema dell’affidabilità di ciò che si trova “online”. Un giudizio positivo o – al contrario – negativo sulle possibili sistemazioni alberghiere pone infatti, in ogni caso, in modo rilevante, la questione dell’affidabilità di quanto pubblicato. Infatti uno strumento di tal genere ha grandi potenzialità di generare, se non gestito in modo responsabile e trasparente, uno stravolgimento delle regole della concorrenza con danni economici e d’immagine.
La questione investe il tema della responsabilità e della credibilità specie in presenza di un’attività che non si fermi ai giudizi ma assuma un ruolo commerciale corredando i giudizi con offerte economiche disponibili. Della materia si sono occupate sentenze (ad esempio un tribunale francese), e si sono avuti pronunciamenti di associazioni di categoria e gruppi di operatori. E’ il caso di approfondire l’esame e a questo fine appaiono utili anche alcune riflessioni e valutazioni presenti in una recente pubblicazione delle Edizioni Laterza, “Contro il non profit”, che riguardano la responsabilità e l’attendibilita. L’autore, Giovanni Moro, già responsabile dell’Associazione Cittadinanza Attiva, si sofferma infatti, in un lavoro dedicato al mondo definito appunto del “non profit”, sul tema della “responsabilità incondizionata, formale o non, in capo a un soggetto o a un gruppo di soggetti (accountors) del risultato conseguito da un’organizzazione (privata o pubblica), sulla base della propria capacità, abilità ed etica. Tale responsabilità – sostiene Giovanni Moro – richiede giudizio e capacità decisionale, e si realizza nei confronti di uno o più portatori di interessi (account-holders o accountees) con conseguenze positive (premi) o negative (sanzioni), a seconda che i risultati desiderati siano raggiunti o disattesi. L’accento non è posto sulla responsabilità delle attività svolte per raggiungere un determinato risultato, ma sulla definizione specifica e trasparente dei risultati attesi che formano le aspettative, su cui la responsabilità stessa si basa e sarà valutata. La definizione degli obiettivi costituisce, dunque, un mezzo per assicurare l’accountability.
Insieme al concetto di responsabilità, – scrive Moro – l’accountability presuppone quelli di trasparenza e di compliance. La prima è intesa come accesso alle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, fra cui gli indicatori gestionali e la predisposizione del bilancio e di strumenti di comunicazione volti a rendere visibili decisioni, attività e risultati. La seconda si riferisce al rispetto delle norme ed è intesa sia come garanzia della legittimità dell’azione sia come adeguamento dell’azione agli standard stabiliti da leggi, regolamenti, linee guida etiche o codici di condotta”. Ci sembrano concetti validi applicati dall’autore al “non profit”. Noi riteniamo in ogni caso che si tratti di valutazioni utili anche per costruire parametri di valutazione anche per ciò che si muove per orientare le scelte di acquisto dei consumatori (e quindi anche dei viaggiatori).

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Categorie:Le opinioni

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