Titolo V della Costituzione e sicurezza e salute sul lavoro. Come ci si allontana sempre più dalla tutela e si affonda nella burocrazia centralizzata con l’illusione dell’efficienza.

Sicurezza_sul_lavoroCon tutto il “bailamme” cui assistiamo sulla stampa avvertiamo come siano pochissimi i commentatori si sono addentrati nelle pieghe e nei sottosistemi organizzati della pubblica amministrazione che saranno stravolti dalle riforme volute dal governo Renzi. Infatti tra le modifiche al titolo quinto della Costituzione c’è – all’art. 117 – una modifica sostanziale con il ritorno delle competenze in materia di sicurezza e salute sul lavoro dalle regioni allo stato.
Nel caso in fattispecie la velocità straordinaria del riformatore è in retromarcia: si ritorna al modello di gestione delle competenze centralistico già in auge negli anni ’50 ’60 e ’70.
Nel secondo dopoguerra per un lungo periodo la competenza generale per il controllo e la vigilanza sui luoghi di lavoro è appartenuta agli Ispettorati Provinciali del Lavoro, strutture periferiche del Ministero del Lavoro, dirette da un apparato centrale che regolava le modalità del controllo attraverso circolari vincolanti per la periferia.
Gli Ispettorati provinciali agivano sul territorio con pochissime unità, assolutamente insufficienti per programmare razionalmente qualsiasi attività di vigilanza.
Nei fatti gli Ispettori , pochissimi per ogni provincia, erano totalmente dediti alle indagini sugli infortuni già avvenuti su incarico dei magistrati: gli ispettori si recavano nelle aziende solo in occasione di indagini su infortuni già avvenuti.
In tal caso sanzionavano le aziende anche per altre violazioni antinfortunistiche non connesse con l’infortunio già avvenuto.
Vi era una pressochè totale incompetenza a vigilare sulle violazioni in materia d’igiene del lavoro e sulle conseguenti malattie professionali.
“Si aggiunga che quel poco di vigilanza che veniva fatta vedeva il frequente ricorso alla diffida, interpretata dal Ministero del lavoro come alternativa all’obbligo di comunicare al Pretore la notizia di reato: interpretazione eversiva, non rispettosa dei principi generali del nostro ordinamento penale e giustificata solo dalle scarse conoscenze giuridiche del Ministero del Lavoro.”

Invitiamo alla lettura del testo dell’intervento del Dott.Beniamino Deidda,svolto nel’ambito di un Convegno celebrato a Bologna nel giugno del 2006 che rappresenta molto bene i passaggi da un sistema di vigilanza burocratico centralizzato ad un sistema di vigilanza decentrato più partecipativo e orientato alla prevenzione.
Il sistema di vigilanza degli Ispettorati del lavoro negli anni ’70, tra i lavoratori, era screditato e privo di autorevolezza . Movimenti dei lavoratori contro le nocività e per la salute posero tra i loro obiettivi il trasferimento delle competenze in materia di salute e sicurezza dagli ispettorati del lavoro a strutture d’intervento territoriali poste in capo ai Comuni e alle Province.
Le competenze trasferite dalle regioni allo stato centrale riguardano salute lavoro, ambiente, reti. Come  si vede il governo centrale intende assumere il controllo diretto sul governo del territorio locale, sulle relazioni tra impresa e pubblica amministrazione. Un controllo diretto molto importante che si traduce nel potere di modulare vigilanza e controllo in modo mirato in cambio di consenso elettorale.
E’ vero, alcune regioni non avevano fatto il loro dovere, non avevano istituito i Servizi di prevenzione in materia di salute e sicurezza, erano sotto i limiti etici della responsabilità rispetto al fare rispettare le norme in materia di salute e sicurezza. Questo non giustifica lo smantellamento di una rete di servizi delle ASL che in Regioni come Emilia Romagna, Lombardia, Veneto , Piemonte e Toscana, Marche funzionano in modo decoroso ben al di sopra del livello di qualità che potrà essere assicurato dalla squinternata rete delle DpL che, nonostante l’impegno e la competenza dei pochi ispettori addetti, non riesce a svolgere in modo efficace la vigilanza sul lavoro irregolare. Da tempo, ancora prima della “Spending review”, in molte sedi DPL mancava la benzina e le auto rimanevano in sede perché a secco, guaste e non riparate…
Immaginiamo cosa succederà quando si troveranno a dovere svolgere anche le funzioni di vigilanza in materia di sicurezza sul lavoro senza , al contempo, essere in grado di promuovere iniziative di prevenzione perché fuori dal loro orizzonte di competenze. Ci si accorgerà allora di essere arretrati di molti decenni. Nel frattempo, verosimilmente, Renzi sarà altrove, dopo avere lasciato in eredità uno sconquasso istituzionale….
C’è ancora il tempo per elaborare una road map ragionevole di riforma del Titolo V° che eviti i rischi di cui abbiamo accennato sopra, si tratta di assumere responsabilmente la complessità della materia e lavorare con l’obiettivo di costruire una rete di servizi più efficaci. Centralizzazione delle norme fondamentali e organizzazione decentrata dei servizi, fuori da ciò prevarrà la cultura centralistico burocratica contenuta nel Progetto Renzi.
Fonte: Diario prevenzione

 



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