Come è cambiato il governo della Bassa Romagna…. a proposito dell’insediamento di Matrix e dei suoi fratelli

in nome del popolo inquinatodi Luigi Rambelli

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Nell’imminenza della tornata elettorale amministrativa è cresciuta la tensione a Conselice sulla realizzazione di un impianto di produzione del “Matrix” dai residui prodotti dagli inceneritori. Questa proposta di insediamento arriva, dopo altri con lo stesso segno (l’assenza di un coinvolgimento dei cittadini se non dopo la decisione), in territori contigui realizzati in un’area già segnata dall’inquinamento delle acque di scolo di buona parte degli insediamenti industriali (anche quelli di Imola e Massalombarda), che confluiscono nel Canale Destra Reno (uno dei corsi d’acqua più inquinati della Romagna).

Nel triangolo comprendente i comuni di Alfonsine, Conselice e Lugo di Romagna sono state collocate nel tempo una seriue di strutture che hanno creato problemi. Una maxi discarica – quella di Voltana – con annesso impianto di compostaggio, azienda per la post selezione basata sulla scelta della raccolta multimateriale, sui limiti della diffusione del “porta a porta + isole ecologiche”.A questa si è aggiunta nel territorio comunale di Conselice una centrale elettrica, da 50 megawatt, alimentata da olio di palma. Nel territorio contiguo, ad Alfonsine, in un’area con terreni da tempo soggetti a subsidenza è tuttora in campo il progetto di un grande deposito sotterraneo di gas metano proveniente dall’estero. Obbiettivo del progetto: stoccare il gas quando i prezzi sono bassi e rivenderlo quando il prezzo sale.

E’ a questi insediamenti che si aggiunge il Matrix prodotto con residui degli inceneritori di tutta la regione e forse anche oltre. Si tratta di una concentrazione di strutture che segna l’asservimento di un territorio vocato all’agricoltura fin dai tempi della bonifica. Proprio adesso che, dopo il fallimento di proposte di industrializzazione sganciate dal territorio, sarebbe il caso di rimettersi a potenziare ciò che serve al futuro del settore agroalimentare, e soprattutto alla sua qualificazione, recuperando un legame più stretto fra produzione, mercato locale e regionale.

La situazione che si è venuta a creare trova una spiegazione anche nella situazione politica locale. 70 anni consecutivi di giunte di sinistra hanno consentito una garanzia di partecipazione e una credibilità molto alta nelle pubbliche amministrazioni. Il credito acquisito non era immeritato. I risultati di buon governo ci sono stati. Ma il venir meno del processo di partecipazione e l’eccessiva delega hanno portato anche a scelte sbagliate e impopolari, determinate da una eccessiva supponenza da parte dei decisori, con conseguenti errori nella gestione della cosa pubblica. Tra questi un uso non ponderato del suolo e in particolare una edificazione di proporzioni inaccettabili. Ne è prova sia l’invenduto di abitazioni sia la desolazione presente nelle aree artigianali e commerciali sorte negli ultimi tempi che hanno aggiunto altri terreni urbanizzati deserti e capannoni in vendita con conseguenze pesanti sulla tenuta del modello economico locale.

E così che da qualche tempo la situazione è cambiata evidenziando poteri che non cercano radici nella discussione e nella soluzione dei problemi. Le promesse formulate e disattese, le garanzie offerte si sono rivelate prive di conseguenze coerenti determinando diffidenze estese e posizioni di dissenso aperto nei confronti di tutto il sistema di governo della cosa pubblica. La voglia di partecipazione espressa anche durante le primarie del PD non ha trovato sbocchi nelle forze politiche e nella gestione attuale della cosa pubblica. In alcuni casi gli amministratori locali, alle prese con consulenti e attori vari, sono apparsi tanti “Pinocchio” che ascoltano estasiati i “Gatti” e le “Volpi” pensando agli zecchini d’oro che alla fine non si sono trovati. Proprio come nel romanzo di Collodi.

E’ in questa situazione che arriva il “Matrix” di Conselice e altre scelte simili. Si spiegano così le moltitudini di persone che si accalcano cercando di capire che cosa potrà significare questo impianto. Si spiega perchè, vista la situazione, entrino in gioco pesantemente le associazioni agricole e le associazioni ambientaliste portatrici di un pensiero che tende alla salvaguardia del territorio e ad un futuro migliore. Si spiega la presa di distanza di una candidata sindaco che vince a larga maggioranza le primarie proprio perchè non supportata dal vertice del suo partito e perchè alimenta una speranza di cambiamento. In altri comuni non è così e si pretende di non cambiare nulla. A volte capita che si torni indietro, al sindaco di 10 anni fa. Capita anche che partecipino alla scelta di un candidato a sindaco solo poche decine di iscritti ad un partito tradizionalmente maggioritario. Ci sono realtà nelle quali nessuno aspira a candidarsi oppure – come a Lugo di Romagna – che si accalchino nuove liste. Spesso sono i candidati esterni ai partiti tradizionali che puntano sul dialogo con i cittadini e attirano folle desiderose di partecipare o anche solo di protestare. Restano situazioni nelle quali ci si rifugia nell’illusione che nulla possa cambiare anche se petizioni, pur osteggiate, raccolgono firme a pacchi. E’ in questa situazione piena di incognite – ma anche di speranze di cambiamento – che la Bassa Romagna si prepara alle prossime elezioni amministrative.

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