“Bonificare l’amianto” una piattaforma della CGIL dell’Emilia Romagna

eternitL’enorme questione della bonifica dell’amianto (ancora 32 milioni di tonnellate – un carico di circa 2 milioni di tir – da mettere in sicurezza a venti anni dal divieto di produrlo e installarlo), della tutela dei lavoratori addetti e dei cittadini, è stata assunta dalla più grande associazione sindacale di lavoratori dell’Emilia Romagna con un documento emesso il 22 novembre 2013 cui è seguita – il 6 febbraio – una iniziativa regionale. Ci sembra utile pubblicare il testo del documento (fornito da www.diario-prevenzione.it ) che si presenta come una sintesi del vero e proprio piano di azione per affrontare una questione di grande rilevanza.

Per una piattaforma Amianto CGIL Emilia Romagna .

“Una piattaforma Amianto promossa dalla CGIL Emilia Romagna è un passaggio necessario per affrontare una fase di impegno straordinario che ha come riferimento lo sblocco e la realizzazione del Piano Nazionale Amianto. L’impegno deve essere assunto da tutte le strutture della CGIL Emilia Romagna, dalle Categorie, dalle Camere del Lavoro.Si tratta di un approccio organico, complessivo teso a definire priorità, tempi, risorse per mobilitare i lavoratori, le strutture sindacali, le Istituzioni, l’associazionismo, il mondo della ricerca e delle strutture sanitarie, la scuola.

Sappiamo che i prossimi anni vedranno migliaia di persone ammalarsi di malattie asbesto correlate, soprattutto di mesotelioma, nei prossimi dieci anni ne registreremo il picco.

Inoltre sappiamo che sul territorio ci sono grandi quantità di amianto (secondo i dati forniti dal CNR, a oggi rimangono 32 milioni di tonnellate di cemento-amianto da bonificare in relazione a 2,5 miliardi di metri quadri di coperture in cemento-amianto presenti sul territorio nazionale) in diverse forme: dalle coperture di edifici pubblici e privati, canne fumarie, cisterne per l’acqua, tubazioni e condutture, ma anche in componenti che entrano in processi produttivi, nonostante gli ormai venti anni trascorsi dall’emanazione della legge N° 257 del 27 marzo 1992 che prevede all’art. 1: “ Sono vietate l’estrazione, l’importazione, l’esportazione, la commercializzazione e la produzione di amianto, di prodotti di amianto o di prodotti contenenti amianto”.

E’ serio e presente il rischio che le fibre di amianto siano disperse nell’ambiente e producano esposizioni anche di natura non professionale.

Vanno salvaguardati i lavoratori che operano nella filiera delle bonifiche e dello smaltimento dell’amianto (Si stima che nei 20 anni trascorsi dal bando abbiano operato nel campo delle bonifiche circa 100.000 lavoratori)

CGIL-CISL-UIL nazionali nell’ambito della Piattaforma Nazionale su Salute e sicurezza sul lavoro, hanno posto al punto 10. le seguenti considerazioni:

10. Il Piano Nazionale Amianto: come attivarlo nel suo insieme.

Il Piano Nazionale Amianto realizzato a valle della seconda Conferenza Nazionale Amianto di Venezia del Novembre 2012, è un importante punto di partenza per rilanciare e cercare di migliorare le soluzioni alle diverse problematiche relative all’amianto. 

Il Piano attualmente è fermo al Tavolo della Confer enza Stato Regioni e deve essere al più presto sbloccato. A tal fine sono stati già richiesti dalle Confederazioni incontri specifici ai Ministeri della Salute, dell’Ambiente e del Lavoro per fare il punto della situazione.

Una situazione quindi da affrontare nel merito al più presto, cercando di migliorare il PNA stesso nell’ambito delle risorse messe a disposizione per incrementare ulteriormente la ricerca, la sorveglianza sanitaria e per le bonifiche, i censimenti regionali e gli smaltimenti.

Poche regioni ad oggi hanno individuato obiettivi precisi sull’eliminazione dell’amianto nel proprio territorio. Non tutte le regioni hanno inoltre realizzato un censimento puntuale dei siti contenenti materiali di amianto, e molte che lo hanno fatto lo hanno redatto in maniera superficiale.

Un importante intervento di miglioramento da realizzare riguarda inoltre il Fondo Vittime Amianto, che ha iniziato ad erogare le prime prestazioni aggiuntive per le vittime dell’amianto che usufruiscono dell’indennità di malattia professionale per il mesotelioma previste dalla legge, ma che deve essere corretto con la destinazione finaleanche alle vittime civili, cioè ai cittadini che non hanno la copertura assicurativa professionale dei lavoratori.

Un lavoro da fare nel quale il Sindacato deve essere presente a tutti i livelli, rilanciando unastagione di contrattazione ampia e diversificata verso i diversi interlocutori, cercando di incalzareil Governo, i Ministeri competenti e, a caduta per le varie responsabilità, le Regioni, le Province e i Comuni.

Le priorità in sintesi:

· una adeguata sorveglianza sanitaria per gli ex-esposti all’amianto;

· finanziamenti certi per la ricerca per la cura delle malattie dovute all’amianto;

· finanziamento per le bonifiche dall’amianto per gli edifici pubblici;

· incentivi per la bonifica dell’amianto per gli edifici privati;

· mappatura completa a livello Regionale dei siti amianto;

· creazioni di adeguate discariche;

· dare un assetto permanente e strutturato al Coordinamento Nazionale delle strutture CGIL, CISL e UIL sulle problematiche dell’amianto.”

L’iniziativa sindacale in Emilia Romagna.

Compiti della Regione Emilia Romagna nell’area della salute del PNA

Va aperto un confronto con la regione Emilia Romagna nell’ambito della tutela della salute, nei settori di intervento previsti dal PNA (Epidemiologia, Valutazione del rischio e sorveglianza sanitaria, Ricerca di base e clinica, sistema delle cure e della riabilitazione).

L’obiettivo è quello di migliorare il quadro conoscitivo dei fenomeni, incentivare la ricerca scientifica finalizzata alla prevenzione primaria e secondaria, pur essendo quest’ultima di limitata efficacia, degli esposti amianto, della diagnosi precoce della malattia, della cura e dell’assistenza del malato e dei famigliari, dell’informazione e della corretta comunicazione ai cittadini.

Ed in particolare

Contributo della Regione Emilia nella costituzione di un network amianto degli Enti di

Ricerca (compito progettuale del governo e in fattispecie del Ministero della Salute) al fine di ottimizzare le risorse e gli strumenti nell’ambito della ricerca biomedica.

Verificare la possibilità che fra le strutture sanitarie della nostra regione si individuino quelle in grado di contribuire nell’ambito della rete organizzativa nazionale per la promozione della comprensione dei fenomeni molecolari, dei percorsi diagnostici e terapeutici del mesotelioma maligno.

Finanziamento certo per i progetti di ricerca che hanno come oggetto l’affinamento delle tecniche di diagnosi e di cura precoce delle patologie asbesto correlate e delle pratiche di cure antidolore per i pazienti con mesotelioma o tumori asbesto-correlati in fase terminale; concentrazione degli investimenti su alcune realtà che si candidino a praticare l’obiettivo della cura e terapia integrate.

Partecipazione al coordinamento per la definizione di un protocollo diagnostico terapeutico per le patologie asbesto correlate valido per il territorio nazionale, per tutte le regioni , in consonanza con le pratiche mediche in essere negli altri paesi europei.

Verifica dello stato dell’arte della implementazione del Progetto CCM 2012:

Sperimentazione e validazione di un Protocollo di Sorveglianza sanitaria dei lavoratori ex esposti ad amianto , ai sensi dell’art.258 del dlgs 81/08” cui aderiscono tutte le regioni.

Individuazione tramite una mappatura su scala nazionale e regionale delle zone ambientali in cui vi è stato o vi è un rischio di esposizione indebita alle fibre d’amianto per i cittadini non esposti per ragioni professionali.

La Regione Emilia Romagna nell’implementazione del PNA (Piano Nazionale Amianto) ha

il compito di mantenere e sviluppare il COR regionale, ampliandone i compiti a tutte le malattie asbesto-correlate e istituendo il Registro Unico degli Esposti sia per cause professionali sia per cause di natura ambientale (esposizioni “indebite”, non tutelate da alcuna forma assicurativa).

Si dovrebbe operare affinché anche nella nostra regione si adottino le migliori prassi di rilevazione dei mesoteliomi; sarebbe opportuno fosse messa in evidenza la trasformazione del mercato del lavoro dal quale provengono i lavoratori che operano ancora con l’asbesto nella miriade di aziende accreditate come idonee adoperare nel campo delle bonifiche.Molto spesso queste aziende si avvalgono di lavoratori stranieri che perdono la sorveglianza sanitaria quando cambiano lavoro o tornano in patria.

Occorre disporre di un censimento dei lavoratori professionalmente esposti ora in quanto operativi in aziende specializzate nella rimozione dell’amianto. Si tenga conto che Inail Contarp dispone già di un ampio database contenentele DNA e le denunce di malattia professionale asbesto-correlate, database che con opportune elaborazioni può divenire il riferimento per il Ssn e le sue articolazioni territoriali. Il numero degli esposti potrebbe essere pari al numero delle persone che hanno conseguito l’idoneità professionale tramite i corsi di formazione professionale promossi dalle Regioni. Il numero degli abilitati dai corsi di formazione professionale per lavorare l’amianto in 15 regioni ammonterebbe a oltre 27.000 persone.

Un protocollo per la sorveglianza sanitaria che superi l’attuale frammentazione derivante dalla adozione volontaria da parte di diverse regioni di protocolli di sorveglianza degli esposti professionali e degli esposti per ragioni ambientali.

Predisposizione in base all’incremento atteso di patologie asbesto-correlate di indicatori predittivi delle risorse necessarie da parte delle ASL per fare fronte all’incremento dei costi sanitari.

Sorveglianza epidemiologica sulla popolazione dei territori ove vi sia stata una esposizione ambientale indebita, non di derivazione professionale, dei cittadini.

Tutela Ambientale e bonifiche

Compiti della regione Emilia Romagna e ruolo dei comuni nella tutela ambientale (monitoraggio, bonifiche e smaltimento)

Intanto va chiarito che gli interventi in questo ambito configurano aspetti fondamentali dellaprevenzione primaria

La prevenzione primaria rappresenta il primo step dell’attività preventiva e comprende tutti gli interventi utili a eliminare o comunque minimizzare l’esposizione al fattore di rischio responsabile di danno alla salute negli esposti. Importante è tenere presente che per l’amianto non è definita una dose soglia al di sotto della quale non vi è rischio per la salute degli individui esposti, anche se la normativa italiana specifica in materia propone unasoglia massima diesposizione consentita di 0,1 fibre per centimetro cubo d’aria; è perciò fondamentale attuare tutti gli interventi di prevenzione primaria previsti dalla normativa atti a evitare l’esposizione al fattore di rischio. La riduzione dell’esposizione può essere attuata sia con interventi a livello di comunità, mediante l’applicazione di normative atte a limitare l’inquinamento da amianto e l’esposizione a esso nell’ambiente di vita e di lavoro, sia a livello individuale.

Il quadro normativo italiano si sviluppa su tre principali direzioni: restrizioni/divieti di impiego, protezione dei lavoratori esposti, prevenzione/riduzione dell’inquinamento ambientale”.

E’ quindi decisivo produrre una accelerazione del processo di Monitoraggio – Bonifica – Smaltimento dell’amianto presente nell’ambiente e nei processi produttivi.

Con l’accelerazione delle attività di bonifica e smaltimento dell’amianto, si può avviare un processo per la salute pubblica e del lavoro, una grande opera diffusa sul territorio che è al tempo stesso di bonifica ambientale, occasione di lavoro e qualificazione di impresa, se sorretta da un’idea di piano industriale che connetta ricerca, sperimentazione, produzione e ruolo delle pubbliche amministrazioni.

Può quindi rappresentare parte importante in un nuovo modello di sviluppo territoriale sostenibile ambientalmente, socialmente e di rilancio economico al servizio della salute dei lavoratori e dei cittadini.

Un ruolo decisivo può essere svolto dalla Regione Emilia Romagna e dai Comuni.

L’attività della Regione Emilia Romagna

La Regione, ha svolto una attività di monitoraggio (a seguito delle direttive di legge) degli edifici pubblici o privati aperti al pubblico con presenza di amianto. Sono stati censiti 1.198 siti dei quali in 711 casi è stata completata la totale rimozione dell’amianto e su 487 siti l’amianto è stato confinato/incapsulato e sono sottoposti al programma di controllo e sorveglianza delle AUSL.

Sono stati emessi:

un bando per il risanamento di Edifici Pubblici (scuole) per 3.500.000 € dei quali sono stati assegnati 1.002.051 €.

Un bando (2008) per la sostituzione delle coperture in Cemento-amianto con pannelli fotovoltaici che con un contributo di 2.900.000 € di spesa ha generato 7.000.000 di € di investimenti e la rimozione di 208.650 mq (circa 14.000 t.) di cemento-amianto.

E’ oggi necessario andare oltre questi interventi, efficaci, ma sporadici, ed immaginare un intervento più organico.

A tale proposito indichiamo alcune piste di lavoro da adottare:

Il completamento dell’azione di monitoraggio della presenza di Amianto negli edifici pubblici o privati ad uso pubblico.

Una azione di coordinamento rivolta alle amministrazioni locali per la diffusione delle buone pratiche per il monitoraggio completo della presenza di amianto e la costituzione di una banca dati regionale che si avvalga del lavoro svolto dai Comuni, anche determinando uno standard omogeneo di rilevazione e di registrazione, della relativa cartografia.

Il potenziamento delle strutture di analisi (ARPA) e di vigilanza (AUSL).

La messa a disposizione delle necessarie risorse per finanziare le bonifiche degli edifici pubblici e un sistema di incentivi per le bonifiche degli edifici privati.

Va previsto un intervento diretto della regione per la bonifica dei siti industriali dismessi. A tale proposito è necessaria una visione a largo raggio delle bonifiche, che riguardino l’amianto ma anche gli altri inquinanti presenti, inquadrando l’azione nel contesto di una visione integrata della qualità del territorio e di un’idea di nuovo modello di sviluppo.

L’adozione di un piano specifico coordinato con l’assessorato all’agricoltura per intervenire sui siti privi di interesse economico, molto diffusi nel mondo agricolo (stalle e porcilaie dismesse, ricoveri per attrezzi ecc…).

La predisposizione di un sistema più capillare e frequente di monitoraggio dell’eventuale presenza di fibre di amianto nell’acqua potabile (verifica dell’acqua captata e nella rete di distribuzione). Approfondire lo studio delle soluzioni tecniche necessarie ove sia riscontrata la presenza di fibre di amianto ed eventualmente la predisposizione di un piano poliennale di investimenti teso alla progressiva sostituzione del le condutture di cemento amianto nell’ambito del servizio idrico integrato. Prevedere nei Piani d’Ambito e nei Piani degli investimenti predisposti da ATERSIR i programmi conseguenti.

Attivare e mettere in rete gli studi su metodiche e d eventuali processi industriali di trattamento dei manufatti di cemento-amianto al fin e della loro inertizzazione e riuso, alternativi alla discarica ed ai siti di stoccaggio del rifiuto contenente amianto. In questo ambito vanno attivate le procedure di monitoraggio, verifica e studio, tramite istituti di ricerca, sui materiali recuperati da questi processi al fine di evitare la re-immissione nell’ambiente di fibre d’amianto o composti eventualmente nocivi per la salute.

Parallelamente, ed in assenza di soluzioni alternative preferibili, va aperto uno specifico ragionamento e vanno assunte conseguenti decisioni nell’ambito del Piano Regionale Rifiuti sul tema dello smaltimento, considerando la necessità di individuare discariche nel territorio regionale per lo stoccaggio sicuro dell’amianto rimosso nelle bonifiche, prevedendo procedure partecipative nell’individuazione dei siti, a questo proposito, bisogna connettere questa discussione con l’evidenza che esiste un concreto rischio per la salute dei cittadini in ragione della diffusa presenza dell’amianto nell’ambiente.

Anche le multiutility e le aziende di gestione del ciclo dei rifiuti, al pari degli altri soggetti istituzionali citati, debbono acquisire le capacità di intervento in materia di amianto. E non solo per bonificare e smaltire – come in parte già avviene – ma anche per investire in ricerca e tecnologie atte a trasformare le fibre di amianto rendendole inerti e riutilizzabili nel ciclo produttivo.

Il ruolo dei comuni e della contrattazione sindacale sul territorio

La stagione di contrattazione del sindacato con i Comuni può essere una importante occasione per contribuire ad una significativa accelerazione del processo di monitoraggio e bonifica del territorio dall’enorme quantità di Amianto ancora presente attraverso Piani Comunali dedicati.

Questa attività deve sapersi confrontare con il riordino istituzionale prevedendo ove possibile interventi delle Unioni dei comuni con l’adozione di Piani Sovracomunali, svincolati dal Patto di Stabilità.

Il primo obiettivo è quello del monitoraggio sulla presenza di Amianto sul territorio.

Esso come è noto è presente sia nella matrice “friabile”, sia in quella “compatta”, mentre nella sua versione “friabile” essa è presente in coibentazioni, intonaci ed una miriade di prodotti, la sua forma “compatta” è presente soprattutto come lastre di cemento-Amianto utilizzate nelle coperture, ma anche per la realizzazione di canne fumarie, cisterne per l’acqua e tubazioni per le reti idriche.

Si stima che ad oggi circa l’80% dell’amianto presente sia quello contenuto nelle coperture.

Toscana e Lazio hanno avviato programmi per il monitoraggio delle coperture in Cemento-amianto attraverso l’analisi spettrometrica delle fotografie aeree realizzate con specifici sorvoli di porzioni del territorio. Il sistema è certamente efficace, ma presenta alti costi e un tempo di realizzazione piuttosto lungo.

Nella regione Emilia Romagna sembra più opportuno valutare e valorizzare le esperienze messe in campo da alcune amministrazioni comunali, e tentare di generalizzare le migliori esperienze, per accelerare la bonifica del territorio.

Il terremoto e l’amianto.

L’esperienza maturata nell’evento sismico che ha colpito l’Emilia Romagna, ma che era già manifesto nel terremoto dell’ L’Aquila ha messo in evidenza la stretta connessione fra rischio sismico e rischio di dispersione nell’ambiente di fibre di amianto per la presenza di amianto negli edifici e nelle strutture industriali. Migliaia di tonnellate di macerie inquinate dalla presenza di amianto ed altri inquinanti, costituiscono un rischio per la salute pubblica e ci dicono con chiarezza che solo la totale rimozione dell’amianto dagli edifici può evitare questo rischio. Confinamento, incapsulamento e controlli di manufatti di amianto “in buono stato” non evitano il rischio in caso di evento sismico. Solo la totale rimozione può rappresentare una garanzia.

Dal documento della Federazione Europea dei Lavoratori Edili e del Legno (FETBB)

Per molti anni si è adottata la pratica di incapsulare o sigillare i materiali contenenti amianto all’interno degli edifici.

L’argomentazione era che sarebbe stato troppo costoso rimuovere tutto l’amianto. Tuttavia gli ultimi anni hanno dimostrato che questa misura è tutt’altro che sufficiente. Incapsulare vuol dire solo procrastinare il problema.”

Il caso di San Lazzaro di Savena (BO):

in questo caso, il comune ha emesso un’ordinanza, che è stata preceduta da un lavoro di sensibilizzazione delle associazioni di impresa, le associazioni dei coltivatori e degli amministratori di condominio. Nell’ordinanza si chiedeva ai proprietari di immobili e di capannoni industriali/agricoli di segnalare la presenza di amianto. Il comune inoltre al fine di incentivare la bonifica, ha portato a zero il costo dei Diritti di Segreteria (300-400 €) e la Tassa di occupazione del suolo per gli eventuali cantieri (500-600 €), ha inoltre emesso un bando per l’assegnazione di contributi fino a 1500 € come incentivo alla bonifica dell’Amianto.

Si segnala il problema delle aree industriali dismesse come Grimeca e Artlegno.

Il caso di Rubiera (RE):

il Comune di Rubiera sta effettuando un capillare monitoraggio della presenza di coperture in cemento-amianto utilizzando tre canali, le segna lazioni spontanee dei cittadini, le procedure di asseverazione dei lavori di ristrutturazioni edili (dichiarazione del proprietario e del direttore dei lavori) e l’analisi delle coperture attraverso le mappe di Google e le successive verifiche dei tecnici comunali e la segnalazione ai proprietari. Ciò a prodotto un database nel quale sono descritti i riferimenti alle proprietà ed al luogo coi riferimenti catastali, tipologia fabbricato e mq di copertura le date di avvio procedimento, delle ordinanze e delle comunicazioni DIA e permessi di costruzione, dei mq bonificati. Da questa documentazione è anche ricavata la relativa cartografia. Inoltre la procedura implica il diretto coinvolgimento della Ausl e dell’ARPA.

Sulla scorta di queste esperienze possiamo trarre alcune linee di azione da proporre a tutti i comuni considerando anche che:

1. Gli interventi di incapsulamento, sovracopertura e di differimento della completa rimozione del materiale ancora ben conservato, presentano un grave problema, in caso di terremoto e di incendio delle strutture e quindi è da preferire la completa rimozione dei manufatti in cemento-amianto.

2. è necessario prevedere un significativo incremento delle operazioni di bonifica al fine di ridurre a 10-15 anni i tempi per l’obiettivo di eliminazione totale dell’ amianto (coi ritmi attuali è ipotizzabile di raggiungere l’obiettivo in circa 50-60 anni).

3. A differenza del sistema di segnalazioni da parte dei cittadini, il monitoraggio sistematico da parte dei comuni garantisce una piena assunzione di responsabilità della pubblica amministrazione e una vera equità del processo di monitoraggio, ciò instaura un diverso clima di fiducia dei cittadini verso le istituzioni.

4. Il sistema della denuncia della presenza di amianto tramite le asseverazioni in caso di ristrutturazione di edifici, responsabilizza in solido il proprietario e la direzione lavori (valenza penale) è un forte elemento di tutela dei lavoratori che operano nel cantiere e permette lo specifico controllo della AUSL per il rischio amianto.

5. La cartografia della presenza di amianto diventa un documento allegato al piano di protezione civile del territorio, evitando ai soccorritori l’indebita esposizione all’amianto;

6. Il monitoraggio sistematico, evita le rimozioni fuori norma e gli abbandoni abusivi dell’amianto nel territorio.

Sono state censite circa 123 situazioni, per un totale di circa 106.794 mq (circa 7.000 t.) dei quali 11.681 mq Rimossi, 4.654 mq Incapsulati, 450 mq Sovracoperto e 71.849 mq soggetto ad analisi e valutazione.

Sono state censite 203 situazioni per un totale di circa 204.701 mq (pari a circa 14.000 t.) deiquali 48.682 mq Rimossi, 23.449 Incapsulati e 49.565 sottoposti a controllo.

Quindi:

un modello capillare che preveda una forte azione dei comuni nel monitoraggio e nella bonifica anche col supporto di specifiche ordinanze;

una opportuna campagna di sensibilizzazione dei cittadini, anche tramite le associazioni sindacali, di impresa, di agricoltori, degli amministratori di condominio;

una azione sistematica di monitoraggio e la standardizzazione di banche dati comunali (sul modello del comune di Rubiera) che possono alimentare una banca dati e una cartografia regionale finalizzata alle bonifiche, ma anche all’individuazione di sistemi incentivanti regionali con obiettivi selezionati come ad esempio il bando Amianto-Fotovoltaico e ai piani diprotezione civile.

L’abbattimento dei costi relativi ai diritti di segreteria e di occupazione di suolo pubblico in caso di interventi di bonifica;

specifici sistemi incentivanti comunali da coordinare con le iniziative statali e regionali

Va consolidato il rapporto fra queste iniziative e le attività di controllo e verifica delle AUSL e dell’ ARPA.

Ruolo del sindacato, dei delegati sindacali e degli RLS/RLST

Oltre all’impegno nella contrattazione sindacale Regionale e Territoriale, va prevista l’attivazione dei delegati, degli RLS/RLST nell’azione di verifica della presenza di amianto nelle strutture aziendali e nei processi produttivi, anche al fine di realizzare la prevenzione primaria ed il controllo, attivando i processi di bonifica e la segnalazione ai servizi di vigilanza, nonché l’aggiornamento del DVR sul rischio amianto e la verifica dell’esistenza della nomina del responsabile Amianto come previsto dal DM del 6/9/94 per quei siti produttivi con presenza di amianto.

Attivare inoltre processi formativi specifici degli RLS/RLST e dei lavoratori che operano nelle aziende impegnate nella bonifica dell’amianto. Sensibilizzare ed informare i lavoratori coinvolti.

La CGIL continua la propria attività di tutela (attraverso l’INCA) dei lavoratori esposti ed ex-esposti, fornendo la necessaria assistenza giuridica.

La CGIL-ER si è impegnata ad approfondire le tematiche di assistenza giuridica dei lavoratori ex-esposti ed esposti amianto realizzando come già deciso nel programma di lavoro dell’area Salute e sicurezza, il coordinamento giuridico che contribuisca ad una migliore tutela sul piano dell’azione civile, penale e previdenziale, valutando l’evoluzione normativa e giurisprudenziale.

La CGIL-ER inoltre, come già accaduto nel processo ETERNIT di Torino, si impegna alla propria costituzione a Parte civile nei processi Amianto, coordinando la propria attività e quella delle strutture territoriali direttamente coinvolte.

La CGIL-ER, ritiene necessario attivare, oltre all’iniziativa propriamente sindacale esposta nei punti precedenti, meccanismi di partecipazione sociale nella gestione del problema amianto, favorendo la partecipazione e l’azione diretta degli esposti ed ex esposti, nonché dei loro familiari.

Favorire quindi la creazione di reti sociali solidali attive nel sostegno delle persone che si ammalano di patologie asbesto correlate, ma attive anche nella mobilitazione finalizzata alla prevenzione primaria.

In questi anni abbiamo incontrato una pluralità di soggetti fortemente motivati che hanno prodotto iniziative di grande spessore culturale e sociale. A titolo esemplificativo, ricordiamo l’attività svolta nell’ambito della scuole superiori da insegnanti e studenti che hanno affrontato il tema amianto, producendo materiale informativo e proposte indirizzate alla bonifica, associazioni che hanno affrontato il tema del supporto psicologico ai malati ed ai loro familiari (ANT, Ri-vivere ecc…). Noi stessi attraverso l’INCA e la sua iniziativa di tutela abbiamo stabilito relazioni e convenzioni ad esempio con l’Istituto Ramazzini.

Forte è stato inoltre il rapporto con l’AFEVA di Casale Monferrato e del Piemonte con la quale abbiamo condiviso la mobilitazione e la nostra presenza allo storico processo “ETERNIT” di Torino. L’AFEVA ha costruito una rete di relazioni Europee ed internazionali di grande valore e si è affermata come interlocutore primario delle istituzioni locali e Nazionali. Il suo esempio di organizzazione degli esposti ed ex-esposti e dei loro familiari ha permesso la trasformazione di un grande carico di dolore e sofferenza, in un processo sociale e culturale positivo e di spessore.

Inoltre va contrastata la tendenza che abbiamo dovuto registrare anche nella nostra regione alla iniziativa di studi legali che hanno cavalcato la necessità di tutela di centinaia di persone creando associazioni strumentali con profili ambigui, con contenuti e prassi non condivisibili.

Entità da distinguere rispetto ad associazioni che svolgono un ruolo positivo e con le quali la nostra relazione può essere di merito e realizzare una rete utile al raggiungimento degli obiettivi.

Riteniamo perciò opportuno, anche raccogliendo le sollecitazioni che da più parti ci sono pervenute, che la CGIL ER, di concerto con le CDLM/CDL e le categorie sindacali si faccia promotrice di una associazione regionale di esposti ed ex esposti e dei loro familiari, con radicamento nei singoli territori (potrebbe essere una AFEVA Emilia-Romagna con proprio statuto) aperta ai cittadini, democratica e solidale. Finalizzata al sostegno dei lavoratori, delle loro famiglie e dei cittadini che sono stati o saranno esposti all’amianto, alla reale applicazione delle normative esistenti, per conquistare nuovi avanzamenti della normativa di tutela della salute, all’ estensione dell’iniziativa che porti all’eliminazione della presenza di amianto nel territorio e nei processi produttivi. Una Associazione che realizzi queste finalità in un rapporto costante con le OO.SS ed i suoi Patronati, con il mondo dell’associazionismo, col mondo scientifico e della ricerca, con il coinvolgimento attivo dei cittadini, collaborando con le istituzioni.



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