Distrutti i litorali gli speculatori cercano di vendere le case vantando la vicinanza alle oasi – Il caso dell’Adriatico.

Casa parkemilioIl paradosso di questa fase economica è che lo sfruttamento delle coste a fini turistici finisce con il danneggiare proprio l’economia della vacanza che richiede quella biodiversità che la città con la sua congestione e spersonalizzazione ha reso rara e preziosa. Infatti uno dei problemi delle coste è l’eccesso di cemento e di mattoni, che interessa quasi tutto il litorale italiano. La Costa Adriatica – ad esempio – da Muggia (al confine sloveno) fino alla penisola Salentina – è una grande muraglia cementificata. Si salvano soltanto alcuni varchi (le zone umide delle Venezie, il Delta del Po, il Lago di Lesina, il promontorio del Conero e la penisola Garganica. Sono aree che fanno parte di parchi naturali nazionali, regionali e locali con vite difficili e tribolate, stretti fra scarsità di risorse economiche e spinte sempre più forti a eliminare anche quel poco che è rimasto di naturale, paesaggisticamente valido e gradevole. Ma nonostante queste difficoltà l’istituzione dei parchi ha consentito di preservare una parte importante di litorale dalla speculazione immobiliare che – ironia della sorte – cerca di vendere case e appartamenti vantando la vicinanza della propria merce ai gioielli naturali (oasi, relitti di dune, pinete e i boschi litoranei).



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