Fast food? Sai che c’ è? “Stasera a cena mi faccio un bel piatto di plastica”.

FIERA_DI_SAN_GIUSEPPE_1Passato il Natale arrivano i consigli per le diete. Anche noi di Europaviva21 rilanciamo qualche consiglio cominciando col denunciare il perpetuarsi dell’invasione dei materiali sintetici nella conservazione e confezione degli alimenti. La notizia che segue è del 2012 ma pare che non si sia mosso ancora nulla da allora. L’unico intervento serio pare essere quello assunto in Italia con il divieto di riguardante i sacchetti di plastica. Misura importante ma non decisiva. Continuano intanto le norme che prescrivono perfino ai baristi l’obbligo di vendere alimenti solo se confezionati (perfino l’acqua minerale e il the). Invitiamo chi di dovere a metterci in condizione di cambiare le nostre convinzioni. Speriamo che qualcuno sia in grado di farlo.Staremmo più tranquilli.

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Questo il testo dell’articolo pubblicato da La Repubblica con la firma di Angelo Quario da New York il 18 aprile 2012.

“Burro all’ ignifugo, succo di mela al nonilfenolo, birra alla dibutiltina, spaghetti cinesi al polistirene. E poi, giusto per gradire, pop-corn scoppiettanti di Teflon… Sai che c’ è? Stasera mi faccio un bel piatto di plastica. Tanto vale arrendersi a leggere il menu che ci propina l’ industria alimentare. A cominciare, come sempre, da quella americana.

L’ ultimo allarme arriva da una ricerca made in San Francisco: la città più salutista degli States. I ricercatori dell’ Envoromental Health Perspective hanno condotto un esperimento da non suggerire agli smaliziati ideatori dei reality show. Hanno preso cinque famiglie e le hanno messe tre giorni a dieta. Non di cibi particolari: ma di cibi che non erano stati contaminati dalla plastica. Il risultato? Il confronto delle analisi ha lasciato stupefatti gli stessi scienziati.I livelli di bisfenolo A, in codice Bpa, il composto organico usato per indurire la plastica, sono crollati di due terzi. Non solo. Quelli di di-2 etilesilflatato, in codice più comunemente Dehp, la sostanza che rende la plastica flessibile e trasparente, sono dimezzati.

I risultati sono stati immediatamente rilanciati dalla più grande esperta dell’ argomento, Susan Freinkel, l’ autrice del fortunatissimo “Plastic: A Toxic Lovestory”. Che sul Washington Post ha sentenziato: tutta colpa del packaging. Tutta colpa cioè della plastica usata per confezionare i prodotti. Le buste che incartano i surgelati. Le bottiglie dell’ acqua e dei succhi di frutta. La carta che avvolge il burro e la margarina. La plastica che avvolge gli affettati e raccoglie l’ insalata già tagliata e lavata.

I pericoli per l’ alimentazione non sono certo nuovi. E’ dagli Anni 30 che i primi studi hanno cominciato a puntare il dito contro il Bpa, sì, proprio il composto che nelle famiglie sottoposte alla dieta antiplastica di San Francisco si è “liquefatto” in soli tre giorni. E come succede in tutti i paesi civile ogni nazione è corsa ai ripari. Ma già il fatto che si tratti di corsa in ordine sparso la dice lunga sull’ efficacia e affidabilità delle varie proibizioni.

Proprio il fatidico Bpa, per esempio, è stato dichiarato tossico in Canada già due anni fa: è perché mai quello che devasterebbe lo stomaco a Montreal dovrebbe invece essere digeribilissimo a New York? Dal 1958 la Food and Drug Administration, cioè l’ istituto che vigila su cibi e farmaci, ha analizzato e dato il via libera a 3000 composti chimici da poter utilizzare a contatto con i cibi. Sono i cosiddetti “additivi indiretti”: non parliamo quindi delle sostanze usate nella preparazione del cibo ma di quelle usate nella preparazioni degli involucri. E che – volatilissime – lo aggrediscono comunque.

Il livello di sicurezza sarebbe inversamente proporzionale alla quantità che può finire nel piatto. Peccato però che alcuni scienziati si stiano preoccupando adesso di fare anche un altro calcolo: che consideri l’ azione “cumulativa” di questi elementi. Non solo nello spazio: sostanze provenienti dalle confezioni di cibi diversi. Ma nel tempo: sostanze accumulate nell’ organismo continuamente esposto a quei cibi confezionati. Qui, come spesso, gli esperti si dividono. Ma è lo stesso Istituto nazionale della salute a riconoscere che un numero diverso di sostanze chimiche – ingerite separatamente e in piccole dosi – ha lo stesso effetto sul corpo di una sola e più potente dose. Con che rischi? Prendete quell’ altro composto dimezzato dalla dieta antiplastica di San Francisco: il Dehp non solo può interferire con il testosterone durante lo sviluppo ma anche con la riproduzione maschile – oltre a provocare disfunzioni alla tiroide e piccoli cambi di umore. Basterà per correre ai ripari? In America è partito un movimento di pressione per costringere la Food and Drug Administration a rivedere i parametri. Ma le lobby dell’ industria sono riuscite finora a fare muro: indistruttibile come la plastica? “

Fonte “La Repubblica” a firma di ANGELO AQUARO da NEW YORK)

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Categorie:I documenti, Le notizie

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2 replies

  1. non ci rendiamo conto come la plastica circonda i nostri alimenti e purtroppo non è così facile liberarsene
    l’articolo è veramente molto ben scritto perché tutti lo possono comprendere
    grazie marisa

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