Turismo a Rimini. La crisi più forte dei numeri

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“In tre anni, cioè dal 2011 al 2013, l’estate riminese ha perso qualcosa come 556.825 presenze con un calo percentuale del 4,1. Questo è un dato che non trovate in nessun comunicato dell’assessorato provinciale al turismo, ma non per questo meno attendibile. Queste sono le cifre che si ricavavano se si mette a confronto l’andamento giugno-settembre 2013 con l’analogo periodo del 2011.

L’idea del confronto ci è venuta leggendo l’ultima nota della Provincia nella quale si evidenziava che nei quattro mesi del core business balneare c’era stato un aumento degli arrivi (+8.458) ed un calo di presenze (-248.929). Curiosamente venivano offerti solo i dati assoluti: comunque in percentuali voleva dire crescita degli arrivi dello 0,3 e diminuzione delle presenze dell’1,9. Un risultato non drammatico, anche se fotografa una situazione di mercato dove la crisi comincia a farsi sentire e la minore capacità di spesa induce molti a restare a casa o a ridurre le vacanze a poco più di un week end.

Il problema è che le statistiche viste esclusivamente anno per anno, con variazioni che spesso sono da prefisso telefonico, non restituiscono l’andamento reale dell’economia. Insomma, se quest’anno c’è un calo, e se un calo c’era stato pure l’anno precedente, non posso consolarmi per la lieve entità della diminuzione registrata nell’ultimo periodo preso in esame. Facendo un confronto fra il 2011 (l’anno dell’esplosione della crisi, dello spread impazzito, ecc.) e il 2013 (con in mezzo le politiche recessive seguite dal governo Monti) emerge che la Riviera ha perso più di mezzo milione di presenze pari a un calo del 4,1 per cento.

Così fa impressione ed allinea le nostre statistiche sul turismo a quelle che tutti i giorni leggiamo su occupazione, capacità di spesa, calo del Pil.

Non si tratta solo della rinuncia e della contrazione del periodo di vacanza. Anche i mesi extra-balneari accusano una significativa battuta d’arresto. Nel periodo gennaio-maggio 2013 rispetto al 2011 abbiamo perso 137.000 presenze con un calo del 6,8. Se immaginiamo che la maggior parte delle presenze turistiche in questo periodo siano generate da fiere, congressi, viaggi aziendali e così via, allora è evidente che la Riviera sta subendo in maniera forte il contraccolpo della crisi. Si capiscono in questo modo le notizie di alberghi che da annuali passano a stagionali. La crisi ha assestato un duro colpo anche all’immagine di una Riviera aperta tutto l’anno e di un turismo non esclusivamente balneare e stagionale. Fiera e Palacongressi non riescono più a garantire le mission per cui erano stati pensati e realizzati con montagne di debiti che gravano sulla comunità.

Ma nemmeno le nude cifre delle presenze restituiscono adeguatamente l’andamento dell’economia reale. In altri settori le valutazioni si fanno avendo come punto di riferimento i fatturati, l’occupazione, le esportazioni. Un sistema di rilevazione basato sui fatturati delle aziende alberghiere la Riviera non è mai riuscita, per ragioni che non stiamo qui a spiegare, a realizzarlo. Ma è evidente – basta parlare con qualche albergatore – che a piangere sono soprattutto i fatturati (a che prezzo sono state vendute le pensioni complete, magari con trattamento all inclusive?) e di conseguenza, visto l’aumento delle materie prime, dei servizi e dell’imposizione fiscale, anche i margini di redditività delle imprese.

A questa situazione come reagiscono i titolari delle politiche pubbliche del turismo? La Provincia sottolinea l’andamento positivo degli arrivi, “segno di una immutata capacità attrattiva del nostro territorio”. Forse anche questo dato degli arrivi, andrebbe analizzato più a fondo perché potrebbe nascondere fenomeni più articolati. Il Comune, tramite il sindaco Gnassi, recita in continuazione il mantra degli eventi (Notte Rosa, Molo Street Parade) che testimonierebbero la vitalità della Riviera anche in tempi di crisi. E’ sufficiente la politica degli eventi per rimettere in moto una macchina che anno dopo anno perde sempre più colpi? La Provincia lamenta anche “l’assenza politiche turistiche nazionali in ordine a promozione, infrastrutture, innovazione”. Ma le politiche nazionali di promozione, qualora ci fossero, dovrebbero servire a vendere l’Italia all’estero e, fortunatamente per la Riviera, non è da quel fronte che arrivano i problemi, vista la ripresa dei tedeschi e il boom dei russi.

Questi sono solo alcuni temi di discussione e che fanno da contorno alla questione più radicale, strategica, del prodotto che la Riviera offre. Ma su questo per il momento tutto tace”.

Fonte: “Intervista” Quotidiano Online (24/10/13).

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Categorie:Le news

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