Il digiuno di Don Bizzotto contro l’abbuffata di autostrade (e tangenti?) – Nel Mirino anche la Pedemontana Veneta e la E55 “Romea Commerciale”.

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Albino Bizzotto digiuna per contrastare la follia delle grandi opere inutili. “Sono seguito dal medico, andrò avanti fino a quando il fisico resterà integro: non sono mica un martire”). Un’iniziativa partita in pieno clima ferragostano, in netto contrasto con le grigliate e le serate aperitivo che dilagano ovunque, per richiamare l’attenzione su quella che il fondatore dei Beati costruttori di pace ritiene essere l’emergenza principale per la nostra regione: la questione ambientale e lo spreco di territorio, devastato dalle grandi opere che si moltiplicano per alimentare la speculazione. «Si stanno avviando grandi opere con modalità non molto democratiche, perché nessuno ne sa nulla – spiega -, e con un modello economico, quello del project financing, che prevede l’indebitamento dei bambini che nasceranno nei prossimi 30 – 40 anni. Negli ultimi vent’anni in Veneto sono diventati non coltivabili 3,8 ettari di terreno al giorno. Sono cifre che dovrebbero far strabuzzare gli occhi: ci rendiamo conto che siamo sopra un vulcano?».
L’elenco dei progetti che andrebbero ripensati è lungo. Ci sono le nuove autostrade, gli ospedali, e i lavori in laguna, quasi tutti finanziati con forme di project. «C’è la Pedemontana, la Valsugana, la Treviso – Mare, la Nogara Mare, la Mestre – Orte. E si può continuare. Sono opere servono solo a dare sfogo alle possibilità di investimento di qualcuno. E sono investimenti per pura speculazione». L’esempio più eclatante tocca da vicino anche il vicentino: la Pedemontana. «Nessuno dice che è inutile – continua don Albino -. I comitati hanno presentato una marea di proposte, e i sindaci del territorio l’avevano chiesta. Ma non così: poteva essere di 60 km ed è di 96, doveva essere una superstrada gratuita e sarà un’autostrada a pagamento. E aprirà una squarcio nel territorio. Per farla hanno agito al di fuori e al di là della legge, e continuano a farlo:  è un’opera pubblica, perché non si può vedere il piano economico? Due sentenze del tar non sono bastate a fermarli: a mio parere in questo caso c’è malafede».
Al di là delle situazioni specifiche, Bizzotto pone anche una riflessione più generale.  «Ci troviamo di fronte ad un’emergenza a livello planetario – spiega -. La crisi che stiamo attraversando non è né economica né finanziaria: è antropica. La terra non ce la fa più, e invece si continua a pensare alla crescita come unica ricetta possibile. Dobbiamo chiederci che cos’è la terra per noi: è solo una risorsa, una proprietà privata da sfruttare e in cui fare quello che vogliamo, o è un organismo vivo, che assicura la vita di tutti? È una questione mondiale, ma siccome è mondiale nessuno se ne occupa. Io cerco di calarle nel concreto, nel Veneto. Che, ad esempio, non è più autosufficiente dal punto di vista alimentare. Eppure tutti pensano ad accumulare soldi: ma con i Suv non si fa neanche un pezzo di pane».
La direzione in cui muoversi, invece, dovrebbe essere esattamente l’opposto: «Bisogna trovare un modo per far lavorare tutti – conclude -. Ma perché non si mette mano seriamente al sistema idrico veneto, che è sempre più in crisi? Perché non si smette di costruire nuove abitazioni e non si investe nella sistemazione e nel recupero dell’esistente? Perché non si investe nell’agricoltura, che è l’attività che ci darà un futuro? Il Veneto va curato e coltivato, non sfruttato. Non sarà facile: ma vedo molti giovani che si stanno muovendo in questa direzione, costruendosi delle attività che non intaccano il territorio. La direzione è questa».



Categorie:Le notizie

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1 reply

  1. Troppa logica in un colpo solo: non può essere recepita da un pubblico come quello italiano.

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