Grandi navi da crociera: ma il gioco vale la candela? Continua la querelle tra gli organizzatori e il comitato veneziano ‘NO GRANDI NAVI’.

slide_301936_2548617_freeGrandi navi davanti a Venezia (San Marco): l’oggetto del confronto è sempre il transito dei colossi del mare in Laguna verso il quale gli esponenti del comitato si oppongono con forza. In una recente manifestazione sono stati bloccati gli ingressi della Stazione Marittima, al fine di non permettere lo sbarco e l’imbarco dei crocieristi. Nel corso della giornata alcune piccole imbarcazioni hanno occupato il canale della Giudecca, per ostruire fisicamente il passaggio delle navi. La questione è ormai aperta da tempo ed ora è assurta a livello di questione nazionale. .

Come è ovvio vi sono interessi diversi in gioco infatti le opinioni sui costi/benefici per le destinazioni toccate da questa forma di turismo sono piuttosto diversificate. A Venezia solo 60 su 100 i passeggeri scendono dalla nave per visitare il centro. Forse è bene avere una valutazione affidabile sugli effetti sull’economia turistica locale.

Ormai da anni – ancora prima della tragica vicenda della Costa Crociere – è in corso una discussione sulla convenienza derivante alle economie locali dalle ricadute di questo tipo di turismo. Se a Venezia la questione è scottante anche in altre parti d’Italia d’Italia è in corso da tempo. Da qualche tempo il tema riguarda anche città come Ravenna e altre località dell’Adriatico e del Tirreno (in genere realtà nelle quali il turismo fatica più che altrove). C’è chi saluta le navi pensando ad un incremento sostanziale dei proventi derivanti dal turismo e chi invece è un po’ più dubbioso e cita le conseguenze sul traffico sui livelli di vivibilità delle località nelle quali sono concentrati gli sbarchi e la più che probabile sofferenza per le strutture ricettive, specie quelle all’aria aperta e sostiene che questo tipo di turismo non lascia nulla al territorio.

Un dossier presentato a Venezia conferma che sono solo 60 su 100 i passeggeri che scendono dalla nave per visitare il centro e che se per le strutture ricettive il saldo è addirittura negativo anche per il settore commerciale (bar, ristoranti, locali di intrattenimento etc) c’è da chiedersi quale sia la convenienza del territorio di accoglienza dato che in genere la modalità adottata prevede la pensione completa a bordo, il pranzo al sacco per le visite a terra e le città soltanto come scenario? La domanda è se valga la pena farsi “in quattro”, come stanno facendo diverse amministrazioni che propongono adeguamenti delle infrastrutture portuali, nuovi scali, facilitazioni, tariffe di ormeggio più basse e viste dall’alto del ponte sulle città d’arte e il paesaggio. Tutto questo serve davvero a facilitare lo “sviluppo dell’economia turistica o non è il caso che ci si soffermi un po’ di più a valutare i costi e i benefici?



Categorie:Le notizie

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